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Economia e Finanza

FINANZA/ Prodi, Renzi e "l'inganno" del 3%

Per ALBERTO BAGNAI, finché c’è l’euro, un aumento del potere d’acquisto beneficerà le importazioni. Ottenere che l’Italia sfori il tetto deficit/Pil del 3% è solo una soluzione tampone

Romano Prodi (Infophoto)Romano Prodi (Infophoto)

«Finché c’è l’euro, un eventuale aumento del potere d’acquisto degli italiani andrebbe a beneficio delle importazioni e non delle nostre imprese. Ottenere che l’Italia sfori il tetto deficit/Pil del 3% è solo una soluzione tampone che non cura il vero problema alla radice». Ne è certo Alberto Bagnai, professore di Politica economica all’Università G. D’Annunzio di Pescara. Il riordino dei conti pubblici del nostro Paese, con il rapporto deficit/Pil ridisceso al di sotto del 3%, non si è tradotto in una crescita dell’economia nazionale. Tanto che il segretario del Pd, Matteo Renzi, ha lanciato la sua proposta: “Non perdiamo più tempo, si può sforare il tetto del 3% sul deficit/Pil”. Anche perché altri Stati, indicati dalla Germania come paesi virtuosi e modelli da seguire, continuano a infischiarsene della regola del 3%, spendendo a deficit per sostenere imprese e terziario. Il Regno Unito lo ha fatto per il 6,1%, l’Irlanda per il 7,6% e la Spagna per il 6,7%

Professor Bagnai, l’Italia non può fare altrettanto perché il nostro debito è più alto?

Con le politiche di austerità del governo Monti il rapporto debito/Pil è cresciuto di quasi dieci punti in poco più di un anno. Rinunciare all’austerità farebbe quindi scendere il rapporto debito/Pil. A contare effettivamente sono i rapporti, non i valori assoluti. Chi vuole fare politiche contro lo Stato sociale ricorre all’espediente retorico di usare il valore assoluto del debito. A contare non è però il suo ammontare complessivo, ma i redditi che la collettività nazionale può dedicare al servizio del debito stesso.

Qual è la spirale viziosa innescata dall’austerità?

L’austerità, nel momento in cui taglia il debito, taglia gli imponibili, quindi taglia il gettito fiscale, e così di fatto inceppa il meccanismo di rifinanziamento anche degli stessi interessi sul debito. Per rientrare da un debito ingente, le terapie migliori sono quelle graduali, mentre terapie d’urto basate sui tagli sono sempre controproducenti.

Quindi hanno ragione Renzi e Prodi che propongono lo sforamento del 3%?

Il fatto oggettivo è che l’austerità ha fallito, ma questo fatto non deve trarci in inganno. Molte persone, tra cui Romano Prodi, pensano che se rimuovessimo i vincoli di carattere fiscale come il rapporto deficit/Pil del 3%, improvvisamente si avrebbe una maggiore crescita e questa metterebbe fine a tutti i problemi. In realtà, mantenendo il cambio fisso determinato dall’euro, una maggiore crescita si scaricherebbe in maggiori importazioni di prodotti stranieri. Ciò rimetterebbe l’Italia in mano ai mercati esteri.

Insomma, non si risolverebbe nulla?


COMMENTI
27/01/2014 - Di chi è la colpa maggiore? (Carlo Cerofolini)

Non è che la colpa maggiore della nostra rovinosa situazione sia stato chi a forza a voluto farci entrare nell’euro e soprattutto a queste condizioni capestro, che ben conosceva, come Romano Prodi, che ora però sale in cattedra?