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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ L'offensiva tedesca che ha tolto democrazia all'Ue

Quando è scoppiata la crisi finanziaria, spiega PAOLO RAFFONE, su iniziativa tedesca sono stati firmati alcuni trattati europei che hanno ridisegnato la struttura dell’Ue 

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L’Europa era totalmente impreparata quando nel 2007-2008 esplose la crisi bancaria e finanziaria americana. Gli iniziali vantaggi dell’euro, già assai poco redistributivi a livello sociale, svanirono in pochissimo tempo. I governi degli Stati membri dell’eurozona e le istituzioni europee erano in uno stato di paralisi comatosa. Fu in questo contesto che la Germania ha lanciato la sua “offensiva” europea, senza incontrare resistenze sostanziali da parte angloamericana. Su iniziativa tedesca, tra il 2010 e il 2012 sono stati firmati e ratificati una serie di Trattati internazionali (di rilevanza europea) che hanno ristrutturato profondamente l’intero sistema monetario, bancario, fiscale e finanziario europeo. Sull’onda dell’emergenza - la regia mediatica sugli spread ne è stata ampiamente complice - i paesi più deboli dell’eurozona, i così detti Piigs, sono stati costretti a firmare i nuovi Trattati e ad accettare misure draconiane di cessione di sovranità in materia di politica fiscale, economica, bancaria e finanziaria a organismi tecnici sovranazionali che non rispondono ad alcun controllo da parte delle istituzioni europee o degli organi nazionali di rappresentanza popolare.

Sono riconoscibili due strategie che hanno guidato le scelte dei governi europei: la prima è consistita nel camuffare la crisi, che essendo nata a causa dei debiti delle banche è stata invece presentata come se fosse dovuta al debito eccessivo degli Stati provocato dall’eccessiva spesa sociale (Sic!); la seconda, che ha rafforzato la prima, ha instaurato un sistema di autoritarismo emergenziale. Mentre le misure da intraprendere per sopravvivere sono state concepite da ristretti organi centrali inter-governativi, i parlamenti obbediscono, com’è costretto a fare un organo politico in una situazione di emergenza. È evidente, quindi, che sono i governi a comandare imponendo che poche dozzine di persone svuotassero rapidamente il già debole sistema democratico europeo. La situazione attuale richiama la trama del film “Back to the future”: infatti, le strategie messe in atto oggi dai governi europei sembrano rinviare al disegno ideologico che nel 1971 l’avvocato americano e poi giudice della Corte Suprema americana, Lewis Powell, scrisse nel noto Powell Memorandum

Tra questi strumenti sovranazionali è il Fiscal compact, formalmente il Trattato internazionale sulla stabilità, coordinamento e governance nell’Unione economica e monetaria - firmato il 2 marzo 2012 e in vigore dal 2015 - che ha reso cogente il patto europeo di pareggio del bilancio nel rispetto delle regole sul deficit generale di bilancio da tenere sotto il 3% e del deficit strutturale sotto lo 0,5-1% del Pil all’anno, l’obbligo di riduzione del debito pubblico in 20 anni per portarlo sotto il 60% del Pil, e infine alcune misure automatiche di correzione delle deviazioni nazionali in materia bilancio e debito. Il Trattato, che integra e rafforza le decisioni del regolamento 1467/97 e di altri strumenti successivi, prevede la sua attuazione nazionale attraverso “una legge attuativa” (implementation law) e demanda alla Corte europea di Giustizia di verificarne l’attuazione e il rispetto, comminando le eventuali sanzioni pari allo 0,1% del Pil.


COMMENTI
26/01/2014 - commento (francesco taddei)

in europa c'è chi dice "mettiamo il nostro paese nella costruzione delle istituzioni" e poi ci sono gli "europeisti" cioè chi accetta tutto perchè crede nel dissolvimento della nazione in un'istituzione che ci comanda da lontano e questi siamo noi italiani, con prodi, napolitano e mario mauro in testa.