BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ La finta ripresa di Spagna e Grecia

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Dal biennio 2008-2009 si sono riversati sui mercati emergenti qualcosa come circa 4 triliardi di dollari di capitali esteri, tutto denaro finito in obbligazioni, equities o strumenti finanziari liquidi che possono essere scaricati molto facilmente e in fretta. E questo è il grande timore, la paura che ha funzionato da driver dei mercati giovedì e venerdì: se quel capitale dovesse essere rimpatriato troppo in fretta, l’effetto cascata sarebbe immediato. E potenzialmente devastante. C’è anche chi vede il proverbiale bicchiere mezzo pieno, come Tidjane Thiam, capo del fondo Prudential, che gestisce assets per 800 miliardi di dollari, a detta del quale non bisogna farsi impressionare troppo da quanto sta accadendo nei Paesi emergenti e in Asia: «Stiamo solo assistendo a un aggiustamento necessario nel sistema. Alcune di quelle valute devono scendere perché erano sopravvalutate, l’import deve calare e le esportazioni ripartiranno, riportando tutte le cose in equilibrio».

C’è invece chi, soprattutto tra le grandi compagnie assicurative europee, teme che la situazione potrebbe precipitare, con Turchia e Venezuela a fare da apripista a una crisi più generalizzata nell’area. Insomma, tempi molto delicati, giorni che non necessitano di gesti di destabilizzazione, soprattutto a freddo. E invece, casualmente ma come vi avevo detto di aspettarvi almeno un mese abbondante fa, ecco che la Bundesbank sceglie proprio questi giorni per tirare la sua bomba a mano nello stagno: un prelievo una tantum sui capitali privati in caso di salvataggio sovrano. Questo propone, infatti, l’istituto guidato da Jens Weidmann per i paesi europei a rischio fallimento (e in questo caso la volontà destabilizzatrice diventa addirittura perfidia, visto che la banca centrale tedesca non ha il coraggio di fare apertamente l’elenco dei paesi a rischio). L’ipotesi era già stata sollevata proprio dal Fondo monetario internazionale in un report dello scorso ottobre che aveva fatto molto rumore, ma lo stesso Fmi aveva poi spiegato che si trattava di un caso puramente teorico e non di una raccomandazione. Fatto sta che nel report era stato calcolato che per riportare i debiti pubblici di 15 paesi di Eurolandia ai livelli precedenti il 2007, anno in cui è scoppiata la crisi finanziaria globale, sarebbe stato necessario un prelievo una tantum del 10% sulla ricchezza delle famiglie.

La Bundesbank è molto più chiara sulle sue intenzioni, affermando esplicitamente nel suo report mensile che «nel caso eccezionale dell’incombente bancarotta di un Paese, un prelievo una tantum sui capitali dovrebbe avere più successo di altre opzioni». A detta della Buba, «una tassa sui capitali corrisponderebbe al principio della responsabilità nazionale, in base al quale i contribuenti sono responsabili delle obbligazioni del proprio Paese prima che venga richiesta la solidarietà internazionale». Bontà sua, la Bundesbank ammette che questa soluzione comporta “rischi significativi” ed è di difficile attuazione ma tuttavia, al contrario del Fmi, non fa nulla per nascondere che il prelievo forzoso è la sua opzione preferita per risolvere il problema del debito pubblico.

Detto fatto, ieri le banche sono state il settore che ha ancorato al ribasso i listini per una parte abbondante della giornata di trading e gli spread hanno ricominciato a muoversi. Ora, la Buba ha tutto il diritto di avanzare le proprie proposte, ci mancherebbe, il problema è che a mio avviso sarebbe giunto il momento di andare a Bruxelles a sbattere i proverbiali pugni sul tavolo, visto che se la potente banca centrale tedesca non fa niente per evitare tensioni sui mercati, anzi, dall’altro la stessa Europa a guida tedesca che ci vuole imporre il prelievo forzoso si mostra alle soglie del ridicolo e del farsesco quando si muove per truccare i conti.

Sapete infatti come farà, nelle statistiche ufficiali, la Grecia a uscire dalla recessione e addirittura tornare a crescere quest’anno? Semplice, grazie alla nuova metodologia di Eurostat che entrerà in vigore dal prossimo ottobre, in base alla quale Atene vedrà il suo Pil crescere miracolosamente di 3 punti percentuali, riducendo storicamente il livello di recessione della propria economia a un misero 0,3%, qualcosa di cui andare addirittura fieri. Insomma, grazie a questa nuova metodologia, quest’anno il Pil greco crescerà del 3,6%, molto più dello 0,6% delle previsioni - quelle reali - e addirittura più di quanto cresceranno gli Usa. C’è poi da chiedersi un’altra cosa, ovvero cosa sa la Bundesbank che gli altri non sanno per lanciare una provocazione simile in un momento di così grande delicatezza sui mercati? Forse, proprio che l’intera ripresa europea che ci stanno vendendo da settimane è basata su trucchi contabili degni della gestione Parmalat di Fausto Tonna e quindi prepara il terreno per non far pagare ai suoi cittadini-contribuenti imminenti default o ristrutturazioni del debito, stante l’inutilità e la disponibilità residuale dei fondi di salvataggio europei?


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
28/01/2014 - Chi ci rappresenta in Europa (Giuseppe Crippa)

A differenza di Bottarelli questa Europa che vuole il prelievo forzoso sui nostri conti correnti non mi preoccupa affatto: mi sento ottimamente tutelato dai parlamentari europei che abbiamo votato quasi cinque anni fa e che tra qualche mese andremo a rivotare. Mi riferisco non soltanto alle giovani berlusconiane Lara Comi, Barbara Matera, Licia Ronzulli e Roberta Angelilli ma anche ai non più giovani (ma sempre berlusconiani) Clemente Mastella ed Iva Zanicchi. Penseranno loro, al momento giusto, a battere i pugni sul tavolo ed a dire basta ed addio!

 
28/01/2014 - commento (francesco taddei)

l'europa dei popoli dovrebbe essere una confederazione sul modello svizzero. in cui esistono vincoli di bilancio per i singoli stati, ma libertà di organizzazione interna, sia economica che culturale. non dovrebbe essere un commissario o un parlamentare europeo a dettare leggi nazionali con la giustificazione : "siamo tutti in europa, siamo tutti uguali, imponiamo regole a tutti gli stati(vedi imposizione dei cosiddetti diritti)".