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SPY FINANZA/ La finta ripresa di Spagna e Grecia

I mercati temono il taper della Fed, la Bundesbank chiede un prelievo forzoso ai paesi in crisi, intanto c’è chi in Europa cerca di risistemarsi i conti, come spiega MAURO BOTTARELLI

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Dopo il blitz speculativo dello scorso fine settimana, sui mercati persistono - seppur con cali meno marcati, escludendo Londra - segni negativi caratterizzati dalla debolezza: da un lato si pensa infatti che il lungo rally rialzista sia ormai finito e quindi si comincia a scaricare e prendere profitto, dall’altro si teme che il peggio sia dietro l’angolo. O, almeno, possa esserlo. A ragionare in questi termini è la numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, che dal Forum di Davos si è lasciata andare al secondo avvertimento diretto verso la Federal Reserve in sei giorni: «La rotta presa da equity e valute nei mercati emergenti degli ultimi giorni potrebbe subire una pericolosa escalation se la Fed bloccherà la liquidità globale in dollari, soprattutto in quei paesi vulnerabili a causa dell’incapacità di gestire i propri disequilibri. C’è un rischio destabilizzante. Nel nostro orizzonte c’è chiaramente un nuovo rischio e dobbiamo tenerlo d’occhio».

D’altronde, quanto accaduto in Argentina è suonato come un campanello d’allarme per tutti, visti gli immediati effetti a catena in Turchia, Brasile, Russia e India. Persino il dollaro australiano è sceso ai minimi da tre anni, proprio a causa dell’impatto che i dati poco incoraggianti giunti da Cina e altre nazioni asiatiche hanno avuto sulle commodities. E la Lagarde pare in buona compagnia, visto che il capo di Blackrock, uno dei fondi più grandi al mondo, ha detto chiaramente a Davos che «in alcuni mercati emergenti stiamo vedendo molto stress. Gli investitori hanno grosse posizioni su quei mercati e ora cominciamo ad assistere al disvelarsi della realtà. Il “taper” della Fed, a mio avviso, è stato solo un catalizzatore per problemi ben più profondi: alcune nazioni non hanno compiuto le necessarie riforme strutturali e, inoltre, sono sovra-dipendenti dalla Cina, scontandone qualsiasi problema o rallentamento».

A conferma di questo c’è il dato dell’India, visto che il tasso di crescita del Paese è sceso dall’8% al 5%, soprattutto per ragioni che non hanno nulla a che fare con dinamiche estere o globali: semplicemente, è giunta una stretta strutturale della domanda interna e un deterioramento macro dei dati nazionali. E si comincia a temere - e non poco - l’impatto che le nuove regole di Basilea III potranno avere sul credito, ovvero sulla capacità e volontà delle banche occidentali di mantenere aperti i rubinetti che in questi anni hanno permesso gli inflows di capitale verso i paesi emergenti, gli stessi che patirebbero in maniera ancora peggiore questa ipotesi rispetto anche al “taper” della Fed.


COMMENTI
28/01/2014 - Chi ci rappresenta in Europa (Giuseppe Crippa)

A differenza di Bottarelli questa Europa che vuole il prelievo forzoso sui nostri conti correnti non mi preoccupa affatto: mi sento ottimamente tutelato dai parlamentari europei che abbiamo votato quasi cinque anni fa e che tra qualche mese andremo a rivotare. Mi riferisco non soltanto alle giovani berlusconiane Lara Comi, Barbara Matera, Licia Ronzulli e Roberta Angelilli ma anche ai non più giovani (ma sempre berlusconiani) Clemente Mastella ed Iva Zanicchi. Penseranno loro, al momento giusto, a battere i pugni sul tavolo ed a dire basta ed addio!

 
28/01/2014 - commento (francesco taddei)

l'europa dei popoli dovrebbe essere una confederazione sul modello svizzero. in cui esistono vincoli di bilancio per i singoli stati, ma libertà di organizzazione interna, sia economica che culturale. non dovrebbe essere un commissario o un parlamentare europeo a dettare leggi nazionali con la giustificazione : "siamo tutti in europa, siamo tutti uguali, imponiamo regole a tutti gli stati(vedi imposizione dei cosiddetti diritti)".