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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ S&P's e il disegno dei mercati sull'Italia

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E se dovesse accadere qualcosa di inaspettato, tipo la Catalogna che decide attraverso il referendum di secedere, o la rinegoziazione dei programmi di aiuto in Grecia e Portogallo o il downgrade del debito italiano? Pensate che non ci sia gente, quella piena di carta, a cui questi eventi non possano fare comodo, al momento giusto? E, soprattutto, pensate non siano in grado di farli accadere? Cosa accadrebbe alle banche così strapiene di debito pubblico? Verrebbe minata la loro stessa solvibilità e verrebbero disintegrate sui mercati: ricordate cosa ha detto Mario Draghi nella sua intervista dello scorso fine settimana? Le banche in crisi andranno chiuse. E cosa ha detto quasi in contemporanea a Davos il 24 gennaio scorso il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco? «Gli stress test della Bce potrebbero portare ad alcune fusioni fra le banche italiane», aggiungendo che il suo istituto non intende «disegnare la mappa delle aggregazioni o decidere come dovrebbe muoversi il mercato. La nostra principale preoccupazione è quella che le banche restino sicure e prudenti e, in secondo luogo che, nel fare questo, la governance delle banche migliori. Questa potrebbe diventare “la svolta a U” di cui l’Italia ha bisogno».

L’Italia? Oppure i poteri che stanno costruendo un’Europa modellata sui loro interessi finanziari? Gli stessi che stanno già pensando, una volta tramutato il continente in un’enorme colonia e fatto shopping di banche, di utilizzare le regole di Basilea III per mettere un tetto massimo di detenzioni di bond sovrani del Paese di appartenenza per gli istituti di credito, rimessi a nuovo a costo di saldo grazie a fallimenti e fusioni e ripuliti in questo modo dal rischioso stigma delle Ltro. Non fatevi fregare, è già tutto scritto, c’è un filo che collega la Grecia all’Italia e alla Spagna, è tutto collegato, tutto frutto di un disegno. Lo stesso che vede alcune banche popolari, le stesse che dicono no alla volontà proprio di Bankitalia di cambiare la loro governance (ovvero, il voto capitario che le rende differenti dalle grandi banche), finire sotto enorme stress del mercato a causa delle necessità di aumenti di capitale che stranamente stanno spuntando come funghi, alimentate dai soliti rumors e dalla solita stampa compiacente ai grandi gruppi di potere.

C’è modo e modo di ottenere le cose, ma chi di dovere le ottiene sempre. Il mercato è questo. E la politica ne è sussiegosa e ruffiana ancella. Povera Italia e povera Europa, che destino infame vi attende. 

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