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SPY FINANZA/ S&P's e il disegno dei mercati sull'Italia

Pubblicazione:mercoledì 29 gennaio 2014

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Forse, bombardati come siamo dalla propaganda europeista della ripresa in atto, ci siamo scordati che la Grecia, nei fatti, viene classificata sui mercati come economia emergente e non più sviluppata. Già, lo scorso novembre Atene e soprattutto i titoli azionari sulla sua Borsa sono stati spostati nell’indice MSCI Emerging Markets, primo Paese a subire un downgrade simile. Bene, da allora le cose ad Atene vanno talmente bene che durante la due giorni di attacco speculativo su Argentina e Turchia proprio le obbligazioni sovrane elleniche sono quelle che hanno pagato il prezzo più alto. Lunedì, addirittura, mentre la Borsa perdeva circa l’1% in scia con le altre piazze europee a causa dei deludenti dati macro cinesi delle tensioni innescate dalle decisioni che sarà chiamata a prendere stasera la Fed sul cosiddetto “taper”, il decennale greco pagava un rendimento dell’8,75%, mentre il pari durata portoghese scontava un calo dello yield dell’1,27% a quota 5,033%.

Per Nicholas Spiro della Spiro Sovereign Strategy, nulla che debba sorprendere: «Il fallout - le ricadute - delle svendite sui mercati emergenti sta colpendo i mercati più deboli e meno liquidi della periferia dell’eurozona, così come quelli con collegamenti e interconnesioni economiche con i mercati emergenti». Ancora più netta l’analisi di Nick Stamenkovic, capo del dipartimento macro-economico alla Ria Capital Markets: «I bond sovrani greci sono stati presi in mezzo dal fuoco incrociato della svendita su larga scala dei mercati di rischio, mentre i Bund e altri bond sovrani hanno beneficiato di questi rinnovati flussi di capitale verso beni rifugio. L’illiquidità dei bond governativi greci, poi, è un altro fattore negativo, visto che in questo momento gli investitori fuggono da assets illiquidi a causa della crescente incertezza e temendo un forte calo dei prezzi».

E mentre lunedì il ministro delle Finanze dell’eurozona, Jeroen Dijsselbloem, ha rassicurato tutti dalle colonne del britannico The Guardian riguardo al fatto che «è improbabile che le difficoltà nei mercati emergenti possano contagiare e colpire l’area euro», è ancora Nicholas Spiro a togliere il velo di ipocrisia all’Ue: «Lo status di mercato emergente per la Grecia rappresenta una debolezza in un ambiente come quello attuale, ma al di là di questo i sottostanti e reali problemi strutturali e fiscali del Paese persisteranno nonostante quello che sarà il sentimento di mercato verso i mercati emergenti». E chi del sentimento dei mercati se ne disinteressa, sono i cittadini i greci. I quali, al netto del loro indice di Borsa che nel 2013 è stato il più performante dell’area euro, hanno visto il reddito disponibile per nucleo familiare scendere di 2,6 miliardi di euro, qualcosa come l’8%, nel terzo trimestre del 2013 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono dati di Elstat, l’Istat greca, la quale attribuisce il calo - con un totale di reddito disponibile sceso a 30,4 miliardi di euro - a una diminuzione del 9,9% anno su anno delle compensazioni per i lavoratori e dell’8,2% dei benefit sociali, ovvero il welfare. Ma la Grecia è salva e con lei tutta l’Europa!

Oddio, proprio salva salva magari no, perché al netto delle tresche amorose e dell’imminente divorzio, a riempire di incubi le notti di Francois Hollande c’è questo grafico e stiamo parlando della seconda economia europea: come potete vedere la Francia conosce un incremento della disoccupazione da 30 mesi su 32 di fila, con il tasso nazionale che ha raggiunto il massimo di tutti i tempi e il numero dei senza lavoro a quota 3,303 milioni.

 


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