BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FIAT-CHRYSLER/ Riotta: il "patto" Marchionne-Renzi smonta la Cgil

Sergio MarchionneSergio Marchionne

Marchionne è tante cose insieme. Certamente è stato un abilissimo uomo di finanza, perché il modo in cui ha giostrato in piena crisi dell’auto usando la sponda politica di Barack Obama è stato certamente molto brillante. Nel nostro Paese invece ha sofferto di più. Prima gli italiani lo hanno incensato al di là di ogni logica, al punto che Bertinotti giunse a dire: “Magari a sinistra avessimo qualcuno come Marchionne”. Si è poi passati a definirlo un padrone bieco. Naturalmente l’ad di Fiat non è né il messia salvifico della sinistra italiana, né il bieco padrone delle ferriere. E’ un uomo di finanza e d’industria, che ha salvato la Fiat triangolando con Chrysler e ora si trova in mano due grandi marchi.

 

Perché prima ha messo in relazione il successo di Marchionne con l’apertura di Renzi a Landini?

Landini ha capito che i tempi stanno cambiando. Il tradizionale pressing della Fiom, l’ala militante del sindacato, sui segretari Pd di estrazione comunista non ha nessuna chance di funzionare su Renzi che viene da tutt’altre origini politiche e culturali. Mi ha quindi sorpreso la spregiudicatezza con la quale Landini ha cambiato completamente linea, appoggiando un piano del lavoro che fino a non molti anni fa avrebbe condannato nelle piazze con grande violenza. Questa spregiudicatezza aperturista di Landini un domani potrà approdare anche al piano Marchionne, rendendosi conto che l’aria sta cambiando e che i suoi interlocutori diminuiscono. E chiaro che Landini è mosso anche da ragioni di polemica interna al sindacato, perché candidandosi come primo interlocutore del neo-segretario del Pd, Renzi, in qualche modo esautora la sua rivale storica, Susanna Camusso.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.