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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La bolla della Fed pronta a far nuovi danni

Le economie emergenti stanno vivendo un momento difficile sui mercati valutari, grazie ai timori sul tapering della Fed. MAURO BOTTARELLI ci spiega quali conseguenze potremmo vedere 

Ben Bernanke (Infophoto)Ben Bernanke (Infophoto)

Siamo nelle mani della Fed. E, forse, questa volta potrebbe non bastare nemmeno la bacchetta magica della Banca centrale statunitense per evitare che il crollo delle economie emergenti in atto si trasformi in un effetto domino globale. Martedì, per cercare di tamponare il devastante crollo della lira, la Banca centrale turca ha infatti posto in essere una manovra devastante: ha alzato i tassi di riferimento del 4,25%, passando dal 7,75% al 12% per l’overnight e dal 3,5% all’8% per quello sui prestiti, azione che Societe Generale aveva immediatamente benedetto. «Governatore Basci, lei ha evitato una crisi stile domino nei mercati emergenti», l’entusiastica nota della banca francese.

È vero, il cross lira/dollaro ha perso immediatamente 100 punti: peccato che l’effetto di questa scelta senza precedenti sia durato solo 12 ore. Ieri pomeriggio, la lira turca precipitava a livelli peggiori di prima dell’intervento, come mostra il primo grafico a fondo pagina: in compenso, viene da chiedersi come faranno i turchi a pagare il mutuo o a chiedere un prestito, rischiando così una devastante contrazione interna. E il domino era già in pieno svolgimento. Anche il Sudafrica, infatti, ha alzato i tassi d’interesse, seguendo il mega aumento deciso alla mezzanotte di martedì dalla Banca centrale turca e quello di soli 25 punti base deciso dalla Banca centrale indiana. Anche la mossa sudafricana è arrivata a sorpresa, con un aumento dei tassi di 50 punti base, al 5,50% dal 5%, il primo aumento del costo del denaro dal giugno 2008. Anche in questo caso la spiegazione ufficiale parla di lotta all’inflazione, salita dicembre al 5,4%, spinta al rialzo dall’indebolimento del rand.

In realtà, si tratta di una risposta alla fuga di capitali innescata dall’inizio del tapering, ossia la riduzione degli acquisti di asset da parte della Federal Reserve, chiamata a decidere se continuare così - 75 miliardi di acquisti di assets al mese - o se annunciare un nuovo taglio da 10 miliardi di dollari al mese, portando quindi il totale a 65 miliardi al mese. Ma anche in questo caso, mossa inutile. Il rand sudafricano ha guadagnato qualche frazione dopo la decisione della Banca centrale di aumentare il tasso di riferimento, ma è tornato di nuovo sotto pressione verso il dollaro con l’avvicinarsi della giornata borsistica Usa. E mentre nel pomeriggio di ieri la Borsa turca precipitava, i futures dell’indice Standard&Poor’s di Wall Street perdevano 30 punti arrivando ai livelli pre-taper di sei settimane fa, l’oro entrava in rally a 1268 dollari l’oncia e gli altri beni rifugi, Treasuries e Bund, vedevano scendere i rendimenti e salire i prezzi (addirittura il decennale Usa al 2,70%, il livello più basso da due mesi), il domino cominciava a toccare anche le porte d’Europa, con il fiorino ungherese in caduta libera. Ma tutti i mercati emergenti, latino-americani e dell’Europa dell’Est pativano il contagio, come conferma il secondo grafico: sono gli andamenti dei credit default swaps dei vari paesi all’inizio delle contrattazioni a New York, tutti in chiaro e netto rialzo.