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GEO-FINANZA/ Dagli Usa un altro "freno" per l'Italia

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Il segnale di ritorno alla normalità da parte della Fed sta già creando grossi problemi, soprattutto ai Paesi emergenti come la Turchia e gli Stati del Sudamerica. Il beneficio in termini di disponibilità del capitale che in questi anni è andato a favore dei mercati emergenti, si sta interrompendo bruscamente. È difficile dire quali saranno i riflessi sull’economia italiana ed europea in generale, ma potrebbe esserci un qualche problema o un rallentamento complessivo.

 

Insomma, è tutto fuorché una mossa indolore?

Esattamente. Si vuole ritornare alla normalità, ma ciò avviene nel quadro di una ripresa americana che è ancora inadeguata ad assorbire le ferite sociali ed economiche di questi anni. L’allentamento del quantitative easing sta inoltre provocando una riallocazione mondiale del portafogli titoli che danneggia i Paesi emergenti.

 

Quali sono le contromisure che dovrebbero essere assunte dagli organismi europei?

La Bce è preoccupata in misura crescente per i pericoli di deflazione, cioè per il fatto che le economie dei paesi in crisi possano non riprendersi con forza per assorbire l’elevata disoccupazione europea. Ciò rende necessaria una politica monetaria più espansiva e in grado di stimolare l’offerta di credito nei due grandi Paesi in sofferenza, che sono l’Italia e la Spagna.

 

(Pietro Vernizzi)

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