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FINANZA E POLITICA/ Renzi cerca il "patto" con l'Ue per rottamare Letta

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

Diciamo che apprezzo la sua posizione perché quantomeno è esplicita. Con il governo Letta abbiamo prima gioito inutilmente per l’uscita dalla procedura d’infrazione Ue, e poi abbiamo fatto finta di scoprire all’ultimo secondo che in realtà, a causa del problema dell’Imu, c’era il rischio di fare più del 3% nel 2013 e nel 2014.

 

Quale strada ritiene che vada seguita nel riaprire la discussione con l’Ue?

Ritengo molto difficile una convergenza con l’Ue, tanto più che adesso siamo in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles e il clima anti-europeista è molto forte. Meglio quindi una via di chiarezza come quella indicata da Renzi piuttosto che la finzione di dire: “Tanto la cosa non ci riguarda perché noi siamo virtuosi”. Anche perché i nostri conti dicono che siamo perennemente a rischio di superare la linea del 3%.

 

Intanto il fabbisogno dello Stato è salito da 49,5 a 79,7 miliardi. Il fatto che ciò sia avvenuto per delle operazioni straordinarie è una valida giustificazione?

Questo dato ci conferma un andamento tendenziale dei conti pubblici sempre molto a rischio. L’Italia fino a questo momento non ha posto nella legislazione dei freni veri e considerevoli. Lo abbiamo fatto a dicembre 2011 per una grande voce, quella cioè previdenziale, attraverso la riforma Fornero. Lo abbiamo fatto in termini pluriennali, anche se nel frattempo lo Stato deve farsi carico della spesa per gli esodati. Resta il fatto che per tutto il resto delle altre grandi voci, a legislazione vigente tendenziale, noi continuiamo ad andare per correzioni spot. Ci limitiamo cioè a interventi anno per anno, stando sempre molto attenti a dare l’idea che l’anno successivo si possa tornare al ripristino delle dotazioni.

 

(Pietro Vernizzi)

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