BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Germania contro Europa, la "profezia" di Camus

Pubblicazione:sabato 4 gennaio 2014 - Ultimo aggiornamento:sabato 4 gennaio 2014, 10.26

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Caro Heinrich,

mi sono deciso a scriverti dopo tanto tempo, rileggendo durante il Natale le lettere di Albert Camus a un amico tedesco e quel che sostiene il grande filosofo e narratore francese a proposito dell’Europa. Altri tempi, naturalmente, ma considerazioni che trovo drammaticamente attuali.

Ora la presidenza dell’Unione europea è della Grecia, a giugno tocca all’Italia. Insomma, i due reprobi, le due pietre dello scandalo (a torto e a ragione) agli occhi dell’opinione pubblica tedesca espressa dai suoi giornali, quelli colti come la Frankfurter Allgemeine Zeitung e quelli popolari come la Bild.

In questo 2014, per un gioco dell’alfabeto, sarete costretti a tuffarvi nel Mediterraneo e non per diletto. Secondo Camus, “l’Europa non è mai stata altrimenti che in questa lotta tra meriggio e mezzanotte”, come scriveva nell’Uomo in rivolta. E aggiungeva: “Non si è eclissata se non disertando questa lotta, eclissando il giorno con la notte. Beninteso non si tratta di disprezzare nulla né di esaltare una civiltà contro un’altra, ma semplicemente di dire che esiste un pensiero cui il mondo d’oggi non potrà più a lungo rinunciare”. E ancora: “In cuore alla notte europea, il pensiero solare, la civiltà dal duplice volto, attende la sua aurora”. La notte europea era portata dal comunismo il quale faceva seguito al nazismo, entrambe varianti per Camus di quell’alternanza, interna all’ideologia tedesca, tra nichilismo e assolutismo. A entrambi s’oppone, “lo spirito mediterraneo”, quello libertario, quello dei comuni.

Ebbene, caro Heinrich, quando ci siamo conosciuti pensavamo che tutto questo facesse parte di un passato oscuro, rischiarato da una nuova generazione che leggeva gli stessi libri, guardava gli stessi film, partecipava alle stesse lotte. Io m’arrabattavo su Hegel che il mio professore, Lucio Colletti, voleva venisse letto in lingua originale; ma, nonostante avessi studiato tedesco al liceo, non ero in grado di seguire le tortuose volute della dialettica. Tu mi aiutavi e mai avresti immaginato di farmi una lezione sulle virtù germaniche, ancor meno ti saresti abbandonato ai vieti luoghi comuni sugli ozi e i vizi italici. Quanto a me, la Germania era la sua filosofia classica rispetto alla quale il nazismo rappresentava una pura e irrazionale deviazione; era Foto di gruppo con signora, il romanzo più famoso di Heinrich Böll.

Né tu né io potevamo pensare che il muro dell’incomprensione e dell’intolleranza sarebbe salito a dividere le Alpi, dopo che a Berlino era crollato il muro dell’infamia. Camus scriveva, nella terza delle sue lettere all’amico tedesco: “Voi parlate d’Europa; ma la differenza è che l’Europa per voi è una proprietà, mentre noi sentiamo di dipendere da essa… Dite Europa, ma pensate a una terra di conquista, a granai, a industrie addomesticate, a intelligenze inquadrate… So che anche nei vostri momenti migliori non potete impedirvi di pensare a una coorte di docili nazioni condotte da una Germania di feudatari”.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
04/01/2014 - commento (francesco taddei)

sempre a fare muro contro muro. pensiamo a noi stessi invece di invocare soluzioni straniere. sistemiamo i nostri guai e potremmo tornare a quella luce mediterranea, alla quale io sono attaccatissimo, così da poter ingnorare anzi, illuminare le tenebre altrui.