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SPY FINANZA/ Lo spread cala, ma per l'Italia è già pronta una "batosta"

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L’ineluttabilità di quanto sta per accadere a Francoforte è figlia naturale di tre cose: primo, il timore, anche tedesco, di un’ondata euroscettica al voto europeo di maggio, fatto che impone un allentamento della cinghia per evitare che i cittadini vedano in Bruxelles unicamente una matrigna. Secondo, la Francia che si sta schiantando. La seconda economia europea, infatti, è completamente ferma, ha il tasso di disoccupazione ai massimi dagli anni Settanta e veda la grande impresa, il suo vanto e motore assoluto, nei guai fino al collo. Ieri la riprova, quando l’Associazione dei costruttori di autoveicoli ha certificato che il mercato dell’auto transalpino è sceso ai livelli più bassi da 15 anni a questa parte, con solo 1,79 milioni di nuove auto vendute nel 2013, -5% dall’anno precedente. Terzo, due aste di sterilizzazione fallite negli ultimi quindici giorni senza che il mercato crollasse significano solo due cose: o Ltro già prezzato o il fatto che gli investitori diano per probabile che d’ora in poi la Bce acquisti titoli di Stato senza dover sterilizzare, ovvero aumentando lo stato patrimoniale come la Fed e dando vita a un quantitative easing in piena regola. Ecco fatto, gli spread italiano e spagnolo sono in forma smagliante senza che un solo dato macro sia in effetti migliorato davvero (a meno che voi non vogliate credere davvero che il tasso di disoccupazione spagnolo a dicembre sia sceso del 2,24% rispetto a novembre, perché in quel caso il passo successivo è credere a Babbo Natale. Come lo so? Guardate il grafico a fine pagina: quella linea che crolla sono i prestiti alle imprese non finanziarie da parte delle banche spagnole, le quali nel mese di dicembre hanno anche dato vita a una ristrutturazione in vista della supervisione unica. Senza credito alle aziende, come si crea occupazione? Tutti assunti da banche, finanziarie, hedge funds e centri studi economici quegli spagnoli che hanno trovato lavoro? Andate a raccontare balle altrove, per favore).

Parlavamo poi della seconda notizia che circola sui mercati, ovvero che la Germania possa essere l’epicentro di qualcosa di importante. In effetti, quella di giovedì è stata una giornata strana: l’indice Dax di Francoforte ha chiuso al -1,59%, ma in serata i futures sullo stesso sono arrivati a perdere il 3%. Una grande banca stava per annunciare cose poco piacevoli? No, la voce che circolava e che avrebbe spaventato gli investitori sarebbe stata quella della pubblicazione, mercoledì prossimo, di un estratto della sentenza della Corte costituzionale di Karlsruhe sulla liceità del programma di acquisto obbligazionario Omt della Bce. Ora, a logica, due le condizioni di mercato: si prezza la bocciatura della costituzionalità, quindi si uccide il programma nella culla. A quel punto, però, gli spread nostro e spagnolo avrebbero dovuto impennarsi e così non è stato. Si va contrarian e si prezza il via libera, cosa che spiegherebbe i movimenti positivi dei differenziali dei cosiddetti “periferici”. Ma perché affondare il Dax? I mercati prezzavano così la sconfitta politica del duo Merkel-Schauble contro Mario Draghi, ridimensionando i vantaggi che la Germania ha tratto finora dalla politica di pura austerity?

Non è da escludere. Anzi, appare plausibile. Ieri, però, sui mercati è stata festa, nonostante anche i futures sul Ftse Mib nella sera precedente prezzassero un -0,87%. Cosa sta succedendo? E come spiegare altrimenti il Cac40 di Parigi che sale di oltre mezzo punto dopo il dato agghiacciante giunto dal settore automobilistico? I mercati sanno che Draghi sta per stampare, ci siamo, manca pochissimo. Poi, però, ecco la doccia fredda, preparataci con tanto amore dai quei simpaticoni del Fondo monetario internazionale. Nell’ultima ricerca commissionata dall’istituto di Washington, infatti, si dice chiaro e tondo che molte economie avanzate necessiteranno di repressione finanziaria, ristrutturazione del debito, inflazione più alta e una varietà di controlli sul capitale.