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SPY FINANZA/ Lo spread cala, ma per l'Italia è già pronta una "batosta"

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Lo studio, condotto da professori di Harvard, Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, sottolinea come la proporzione attuale del debito pubblico nelle economie occidentali non permetta una risoluzione dei problemi solo attraverso l’austerity fiscale e i politici hanno sottostimato la profondità e la durata di questo stato recessivo. Si parla poi di “amnesia colletiva” rispetto a quanto accaduto alle nazioni europee per i debiti della Prima guerra mondiale e agli Usa durante gli anni Trenta, sottolineando come le attuali politiche non faranno che aggravare i costi finali del delevarage.

Certo, il precedente studio dei due professori, dedicato alla crescita in tempi di debito alto e citatissmo dal mio amato commissario Olli Rehn, fu distrutto nell’aprile dell’anno scorso da un dottorando in economia che svelò errori di calcolo matematico elementari, tanto che persino i cattedratici dovettero ammettere lo sbaglio, quindi potremmo riderci su e basta. Ma questa volta temo che la ricetta per uscire da una crisi così lunga - ovvero un combinato di controlli di capitale, repressione finanziaria (ovvero patrimoniali e prelievi forzosi), inflazione e default - sarà il destino di molti paesi europei. Italia inclusa, nonostante i festeggiamenti per lo spread in discesa.

La Germania sa che la misura è colma e le ratio debito/Pil di molti Stati membri dell’Ue sono al di là del punto di non ritorno (Grecia e Italia in testa), sa benissimo che occorrerà - per sconfiggere il male del debito eccessivo - ricorrere a quelle misure, quindi sta preparandosi all’unica opzione possibile: uscire dall’euro, essendo in condizioni macro-economiche in grado di reggere lo shock. Berlino si prepara a dirci addio e lasciarci al nostro destino. Attenti al Dax e alle mosse tedesche nelle prossime settimane. Siamo al “Germexit”.

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