BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Lo spread cala, ma per l'Italia è già pronta una "batosta"

Pubblicazione:sabato 4 gennaio 2014

Infophoto Infophoto

Dunque, come mostra plasticamente e ufficialmente il grafico a fondo pagina, Italia e Spagna sono entrate a far parte del club del 3%, ovvero di quei paesi i cui titoli di Stato decennali prezzano rendimenti nel range del 3%. Sono Stati Uniti al 3,008%, Regno Unito al 3,044, Irlanda al 3,389%, Israele al 3,70%, Spagna al 3,91% e Italia al 3,95%. L’anno scorso lo spread tra Stati Uniti e Spagna era a 350 punti base, oggi meno di 90. In un giorno il nostro spread e quello spagnolo si sono compressi di 18 punti base, quello portoghese addirittura di 30. Sembra l’inizio anno del 2013, ma quelli sono livelli del luglio 2011: cosa sia successo dopo in entrambe i precedenti, è cosa nota. Ma voi sentite di stare meglio? Oppure siamo al punto di prima ma Bce e banche ci illudono comprando bonds come se non ci fosse un domani, facendo fare un figurone al governo Letta, il quale dovrà poi ridare qualcosa in cambio?

Io so una cosa, ovvero che questo risultato non è merito nostro, lo sanno anche al governo, ma di due fattori esterni: si prezza già una nuova asta di liquidità della Bce, un Ltro, ma, soprattutto, qualcosa scricchiola in Germania. Ma partiamo da casa nostra, tanto per smontare con la sola logica da primo anno di economia la panzana dello spread in discesa. La sola e vera decelerazione, che deve farci preoccupare, è infatti quella dell’inflazione italiana nel 2013. Secondo la stima preliminare diffusa ieri dall’Istat, il tasso medio annuo è calato all’1,2% dal +3% registrato nel 2012, toccando i minimi dal 2009. Nel solo mese di dicembre l’inflazione ha segnato un aumento dello 0,2% su base mensile in gran parte dovuto all’aumento dei prezzi dei vegetali freschi (+13,8%), dei beni energetici non regolamentati (+1,6%) e dei servizi relativi ai trasporti (+0,9%). È invece stabile il tasso di dicembre calcolato su base annua, +0,7% nei confronti di dicembre 2012 (lo stesso valore di novembre).

A determinare la stabilità sono stati, ha precisato l’Istat, l’accelerazione della crescita su base annua dei prezzi degli alimentari non lavorati compensata da una lato dall’ulteriore riduzione della flessione di quelli dei beni energetici e dall’altro dal rallentamento della dinamica tendenziale dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti. Per quanto riguarda il cosiddetto carrello della spesa, comprendente i beni acquistati con maggiore frequenza, nella media del 2013 il tasso di crescita dei prezzi è sceso all’1,6% dal 4,3% del 2012. A dicembre, i prezzi di tali prodotti sono invece aumentati dello 0,5% su base mensile e dell’1,3% su base annua, con un’accelerazione di mezzo punto percentuale rispetto al valore rilevato a novembre (+0,8%). A contribuire al tasso di inflazione medio per il 2013 sono stati principalmente i prezzi dei prodotti ad alta e media frequenza di acquisto. Questi ultimi hanno registrato una piccola decelerazione sull’intero anno (+1,2% dal +2,8% del 2012) e nel solo dicembre hanno segnato un +0,1% rispetto al mese precedente e un +0,3% rispetto a dicembre 2012 (in calo dallo 0,7% di novembre).

Cosa significa tutto ciò, in soldoni? Che non c’è domanda interna, si è schiantata: la capacità di spesa degli italiani è zero. I prezzi non salgono perché non c’è domanda e non c’è domanda perché mancano lavoro e credito: vi pare un’economia sana e degna del club del 3% questa? Inflazione, infatti, significa aumento della massa monetaria circolante, aumento che con sé porta anche quello dei prezzi: l’Italia è impiantata come un’automobile senza benzina. Direte voi, se come sembra la Bce sta per dar vita a un’altra asta Ltro, poi ci saranno un po’ di soldi per fare il pieno. Con l’Asset quality review e gli stress test alle porte? Con i soldi delle prime due aste ancora in gran parte da ridare entro l’anno da parte delle banche italiane verso la Bce? Con Monte dei Paschi che va verso la nazionalizzazione? Con i bilanci delle banche strapieni di titoli di Stato su cui si dovranno probabilmente operare degli accantonamenti sul rischio di perdite? Non scherziamo. 


  PAG. SUCC. >