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Economia e Finanza

FINANZA/ Fortis: spread, ecco cosa c'è dietro al "miracolo italiano"

Fabrizio Saccomanni (Infophoto)Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Da una parte dovremo fare i conti con l’allentamento dell’inondazione di liquidità che stanno facendo gli Stati Uniti, dall’altra bisognerà vedere come avverrà il collocamento dei titoli nel 2014. Perché sono tanti quelli da collocare.

 

Quali sono?

Il 2014 è un anno complesso che va preso con le pinze. Innanzitutto diciamo che l’Italia ne deve collocare più o meno 400 miliardi all’anno per rinnovare i debiti in scadenza e gestire il roll over dei Bot a breve termine, che scadono durante l’anno. Quindi è un impegno forte. Ma non è solo l’Italia che deve rinnovare tanto debito: c’è anche la Francia che ha un sacco di debito, la Germania, l’Inghilterra. Oggi siamo in un contesto generale dove la fame di rifinanziamento dei debiti è più che raddoppiata, quasi triplicata rispetto a dieci anni fa e non certo per colpa dell’Italia che tutto sommato ha un debito pubblico che è cresciuto percentualmente meno in termini monetari in tutta l’area Ocse dopo quello dello Svezia. La realtà oggi è questa: non abbiamo un debito che è sfuggito di mano, lo teniamo sotto controllo più di qualunque altro Paese in Europa, tranne la Svezia, e sicuramente molto di più di Stati Uniti e Giappone, fuori dall’Europa. 

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