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FINANZA/ Fortis: spread, ecco cosa c'è dietro al "miracolo italiano"

Pubblicazione:domenica 5 gennaio 2014

Fabrizio Saccomanni (Infophoto) Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

“Lo spread che a inizio anno si aggira attorno ai 200 punti base, scendendo anche sotto tale soglia, indica che i mercati apprezzano l’operato del governo, il suo impegno per il mantenimento della stabilità dei conti e per l’avvio delle riforme, sia istituzionali che economiche”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Lo forbice tra Btp e Bund è scesa sotto la soglia psicologica dei 200 punti base per la prima volta dal 6 luglio 2011. Il tasso sul decennale è al 3,93%. “Questo - ha aggiunto Saccomanni - si tradurrà in una minore spesa per interessi sul debito pubblico e nella possibilità di avere a disposizione più risorse per investimenti e per alleggerire il carico fiscale”. Abbiamo chiesto a Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, come interpretare questo dato.

 

Come si spiega questo calo? Non sembrano per niente migliorate le condizioni della nostra economia. Forse lo spread non è più un indicatore interessante?

In primo luogo, bisogna tenere conto del fatto che questo calo dello spread non riguarda solo l’Italia, ma un po’ tutti i debiti sovrani dei paesi che sono stati più in tensione negli ultimi due anni. Prova ne è il fatto che anche lo spread della Spagna è sceso sotto i 200 punti ed è calato addirittura più di quello italiano. Quindi non è solo un fenomeno italiano.

 

Da cosa dipende?

È un fenomeno generale dovuto al fatto che, già nell’estate del 2012, la Bce, e soprattutto il presidente Draghi, aveva preso una posizione molto coraggiosa dicendo: “Difenderemo l’euro a qualunque costo”, e annunciando la possibilità di mettere in funzione il programma Omt, che di fatto non è mai partito, perché non è mai stato necessario attivarlo: è stato sufficiente l’annuncio per avere da quel momento in poi un calo tendenziale di tutti gli spread. Se si va a vedere cos’era successo fino a quel momento…

 

Ricordiamolo brevemente.

Non era bastato neanche il governo Monti a far scendere lo spread, che anzi era risalito un po’ prima dell’estate del 2012 in maniera abbastanza preoccupante. Ma quando è intervenuto Draghi la situazione è cambiata completamente. In pratica stiamo vivendo un momento favorevole, di contesto generale, perché i mercati non pensano più che l’euro oggi non sia più una moneta a rischio. Agli inizi del 2012 in molti pensavamo invece che l’euro sarebbe finito. E che ci sarebbe stato il break tra euro del nord ed euro del sud. C’erano scenari apocalittici che, a partire dall’annuncio del programma Omt, sono andati completamente ridimensionandosi e tutto ciò ha portato a un rasserenamento del clima.

 

Cos’ha fatto l’Italia per rassicurare i mercati?


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