BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FIAT/ Marchionne, la Fiom e il "nemico" nei palazzi

Pubblicazione:martedì 7 gennaio 2014

Sergio Marchionne (Infophoto) Sergio Marchionne (Infophoto)

Ma perché oggi Fiat-Chrysler dovrebbe essere più lontana dall’Italia? Perché oggi più di ieri quest’investitore sarà attento ai conti - “non si può gestire operazioni in perdita per sempre”. Al di là del trasferimento a Detroit del centro direzionale, il futuro di qualche stabilimento - come abbiamo scritto - è incerto. La domanda interna è ferma, certamente anche in Europa la crisi del settore auto è forte, Fiat vende in Europa un terzo delle auto di quelle che Chrysler vende negli Stati Uniti (è di queste ore la notizia che le vendite di Chrysler sul mercato automobilistico americano nel 2013 sono aumentate del 9%, il livello più alto dal 2007; si tratta del quarto anno consecutivo di crescita).

Il problema reale è che l’impresa in Italia non ha risposte strutturali per crescere. Se in Italia si producono un quarto dei veicoli della Spagna e meno della Repubblica Slovacca, la colpa non è di Fiat.

Nel 2013 in Italia si sono vendute poco più di 1 milione e 300 mila auto, dal 2007 il mercato italiano è calato quasi del 50%, e più del 25% rispetto al 2011. Oggi in Italia si producono 400mila auto, un quarto di quelle realizzate da imprese straniere in Spagna, nel Regno Unito la sola Toyota ne assembla 3 milioni. Se in Italia non ci sono praticamente investitori stranieri la colpa non è di Marchionne.

Intanto sono iniziati i negoziati per il rinnovo del contratto Fiat-Chrysler in Italia, senza la Fiom-Cgil. Tuttavia, chi scrive ha ragione di pensare che con la Fiom si smorzerà il conflitto; questa fase di disgelo è iniziata dopo la sentenza della Consulta e con la fine, di fatto, della vicenda giudiziale. A novembre, dopo tre anni, sono ripresi i rapporti tra Fiom e Fiat: in Italia Marchionne avrà buone condizioni di governabilità degli stabilimenti e buone soluzioni per la produzione, che di fatto già ha. Ma la direzione di un Paese in caduta di competitività non cambierà con i recenti interventi dell’esecutivo guidato da Enrico Letta: ecco il vero nome del problema che oggi Fiat-Chrysler ha in Italia.

 

in collaborazione con www.think-in.it



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.