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TASSE/ Saccomanni e quel taglio che può dare la svolta nel 2014

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Fabrizio Saccomanni (Infophoto)  Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Si tratta innanzitutto di una questione di credibilità. Se un mio debitore che ha dimostrato di essere affidabile mi chiede una proroga, io gliela concedo. Se invece non è affidabile, gli rispondo di no anche se la legge mi consentirebbe di fare il contrario. Se quindi lo Stato italiano mantiene fede ai patti di lungo periodo, sarà possibile ottenere qualche alleggerimento sui vincoli di bilancio. Se al contrario assumiamo un atteggiamento tale per cui noi siamo migliori degli altri e abbiamo diritto a sforare, questo è il modo peggiore per ottenere quanto chiediamo.

 

Sul Job Act di Renzi, Saccomanni si è detto d’accordo in quanto “dobbiamo superare la frammentazione delle normative e dei contratti”. Il contratto unico può essere la soluzione?

Sono pienamente d’accordo con la proposta del contratto unico, perché Renzi ha messo a nudo con lucidità due punti decisivi. Il primo è la necessità di andare verso un contratto unico, alleggerendo le garanzie nei confronti del lavoratore nei primi tre anni dopo l’assunzione. La seconda questione è la necessità di passare dalla cassa integrazione a carico delle imprese a un sistema di garanzia del reddito a carico dello Stato.

 

Perché ritiene che questo punto sia fondamentale?

Perché è il punto che manca a livello strutturale nella politica del lavoro italiano. Se si crea un ostacolo all’uscita perché non è possibile licenziare, in quanto l’impresa è tenuta a pagare anche con la cassa integrazione, a quel punto il datore di lavoro sarà molto più cauto prima di assumere. Qualsiasi ostacolo all’uscita dal lavoro è insomma anche un ostacolo all’entrata.

 

(Pietro Vernizzi)



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