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Economia e Finanza

PATTO DI COALIZIONE/ Ecco come Ue e sindacati possono distruggerlo

Per GUIDO GENTILI, i punti chiave proposti da Renzi per il patto di governo sono astratti e non tengono conto delle reali condizioni politiche e dei rapporti di forza tra l’Italia e l’Ue

Angelino Alfano ed Enrico LettaAngelino Alfano ed Enrico Letta

«I punti chiave proposti da Renzi per il patto di governo potrebbero andare bene in astratto, ma non tengono conto delle reali condizioni politiche e dei rapporti di forza tra l’Italia e l’Ue». È l’osservazione di Guido Gentili, ex direttore ed editorialista de Il Sole 24 Ore, dopo che le prime indiscrezioni hanno fatto emergere che il nuovo patto dei partiti di maggioranza si baserà su tre idee qualificanti: la riforma elettorale, il Job Act e una rinegoziazione con l’Europa del vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil. Per Gentili, però, «i principali sindacati hanno idee molto diverse sul modo in cui deve essere attuata la riforma del lavoro, e all’interno dello stesso Pd c’è un’ampia fetta di parlamentari che non sono d’accordo con Renzi».

Gentili, partiamo dall’allentamento del rapporto deficit/Pil del 3%. La ritiene un’idea innovativa?

Questa proposta non è nuova nella visione di Renzi, in quanto era un capitolo del programma “Cambia Italia” in occasione delle Primarie del Pd. Il documento precisava che il limite del 3% nel rapporto deficit/Pil era un sistema anacronistico, riprendendo un filone di pensiero che risale quantomeno al 2002, quando Prodi definì il patto di stabilità “stupido ma utile”.

Secondo lei, la proposta di Renzi sul vincolo del 3% può funzionare?

Attualmente la Commissione Ue è su una posizione molto critica per quanto riguarda i conti pubblici italiani, come abbiamo saputo subito dopo il varo della legge di stabilità. A febbraio ci sarà una verifica della Commissione Ue su debito e deficit. Prima il governo Monti e poi il governo Letta hanno sempre confermato il rispetto del vincolo del 3%, come ha ribadito lunedì anche il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, nel corso di un’intervista a Repubblica. Riaprire oggi la questione come se fosse possibile cambiare tutto già a partire da domani mi sembra una scelta assolutamente improponibile.

Con il governo Letta l’Italia non gode di un atteggiamento più benevolo da parte dell'Europa?

Temo che non sia così. Lunedì su La Stampa è uscito un articolo a doppia firma di due commissari Ue, Olli Rehn e Viviane Reding, sull’atteggiamento della Commissione europea in questa fase. Paesi come la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda sono citati come esempi di strada virtuosa intrapresa per quanto riguarda le politiche economiche adottate. Questi tre paesi hanno dunque ottenuto un “premio” nonché l’apprezzamento dei commissari Rehn e Reding, eppure l’Italia non è neanche citata. Nonostante i progressi tanto sbandierati sullo spread, il nostro Paese non risulta tra i paesi virtuosi secondo i parametri della Commissione Ue.

Eppure con le riforme la competitività del nostro Paese migliorerebbe anche senza austerity…


COMMENTI
08/01/2014 - Ridurre subito del 50% costi della politica & C. (Carlo Cerofolini)

E se tutti i costi legati alla politica, organi costituzionali, authorities, ecc. compresi e a tutte le partecipate si riducessero subito del 50%, visto che costano dal doppio al triplo rispetto ad altri paesi europei - per decreto legge e/o altro – non è che ci sarebbero subito disponibili decine di miliardi da usare per abbattere pressione, cuneo fiscale ecc. e rilanciare così alla grande l’economia, con tanti saluti all’Ue e stonata compagnia cantante?