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SPY FINANZA/ La "batosta" pronta per l’Italia

Pubblicazione:mercoledì 8 gennaio 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Tornando alla pressione fiscale rilevata da Confcommercio nel 2013, il prelievo sottoforma di imposte e contributi previdenziali è aumentato di circa 1,6 miliardi di euro rispetto al 2012 e, nello stesso arco di tempo, il Pil nominale ha subito una flessione di oltre 8,7 miliardi. Di conseguenza, il rapporto aritmetico che esprime la pressione fiscale è salito al 44,3%, tre decimi di punto in più rispetto al livello del 44% circa raggiunto l’anno prima. E infine: «La previsione governativa della pressione fiscale nel 2014 al 44,2% è compatibile con una crescita del Pil reale dell’1%, un tasso di variazione che nelle attuali condizioni economiche del Paese non sarà facile raggiungere». E qui Confcommercio pecca dello stesso peccato di Saccomanni: non è che sarà non facile raggiungere quel risultato, sarà impossibile. Perché? Perché come vi dico e vi ripeto da giorni, siamo alla fine della pantomima. E ieri ne abbiamo avuto l’ennesima riprova.

A dicembre è infatti ripresa la decelerazione dell’inflazione nell’Eurozona. Nell’ultimo mese del 2013 il tasso di crescita annuo dei prezzi al consumo si è attestato allo 0,8%, un valore in linea con le attese degli economisti, ma in calo dal +0,9% registrato a novembre (+0,7% a ottobre). Secondo Eurostat, tra i vari comparti di spesa il rialzo più netto ha riguardato alimentari, alcolici e tabacchi, che oltre alla volatilità hanno risentito anche di varie imposte e che a dicembre hanno segnato un +1,8% su base annua dal +1,6% di novembre. I prezzi dei servizi hanno invece registrato un +1%, in rallentamento dal +1,4% del mese precedente. Sui beni industriali non energetici l’ente di statistica ha stimato un +0,2%, la stessa dinamica di novembre, mentre sull’energia una variazione annua nulla, a fronte del -1,1% registrato a novembre.

Il dato dell’inflazione si aggiunge a quello dei prezzi alla produzione industriale, sempre in Europa, che a novembre sono scesi dello 0,1% nell’Eurozona e nell’Ue a 28 paesi rispetto a un calo dello 0,5% in ottobre. Che farà ora la Bce? No, perché se non l’avete capito questa è la strada lastricata verso la deflazione, il peggio che possa accaderci. La Banca centrale, che lo scorso novembre proprio in riposta alla debolezza dell’inflazione e dei consumi ha tagliato i tassi di riferimento dell’area euro al nuovo minimo storico dello 0,25%, si riunisce domani e dovrà prendere una decisione di quelle serie questa volta, non le solite minacce. L’obiettivo ufficiale dell’Eurotower è infatti avere un’inflazione inferiore ma comunque vicina al 2% annuo sulla media di 18 mesi circa: occorre agire, in un senso o nell’altro ma con chiarezza. Tanto più che in contemporanea alla riunione del board Bce per decidere sulla politica monetaria, si riunirà anche quello della Bank of England, mentre stasera avverrà la pubblicazione dei verbali del Fomc della Fed, dai quali si capirà un po’ di più del “taper” e che quindi potrebbero direzionare non poco i tassi d’interesse globali.

«Alcune manovre non convenzionali potrebbero essere decise dall’Istituto di Francoforte», ha spiegato un forex strategist all’agenzia DowJones. Anche perché, come già vi ho detto, la Francia sta arrancando. Se infatti gli indici PMI di Germania, Irlanda e Spagna sono saliti sopra quota 50 punti, quello francese ha visto un’accelerazione del trend negativo in dicembre, con servizi e manifattura ai minimi da sette mesi. Per Howard Archer, capo economista alla IHS Global Insight, «il dato dell’inflazione potrebbe costringere la Bce a prendere ulteriori decisioni. Il calo nel mese di dicembre è particolarmente serio, perché riporta il tasso al livello di quando la Banca centrale decise di tagliare i tassi. Certo, per l’Eurotower la deflazione rimane un rischio non ritenuto serio, ma i prezzi al consumo oltre un punto percentuale sotto il target prefissato, invece, lo sono».


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COMMENTI
08/01/2014 - Nuove ricette per vecchi problemi (GIUSEPPE TATANGELO)

Le ricette tedesche in Italia non hanno mai funzionato. A parte la necessità di mantenere in ordine i conti pubblici l'Italia avrebbe bisogno d'investimenti ( nelle telecomunicazione sostituire le fibre ottiche al rame... ammodernare le ferrovie regionali..) per tornare a crescere. Il problema è dove e come trovare i capitali senza che le finanze pubbliche siano coinvolte.

 
08/01/2014 - il mio sostegno (loris SOleri)

Voglio esprimere a Bottarelli tutto il mio sostegno: è uno dei pochissimi che dice quello che dice, la verità, o almeno la cerca onestamente. Continuerò a leggerla, caro Mauro. Questo sito dovrebbe esistere anche solo per darle spazio.

 
08/01/2014 - Questo miracolo (Giuseppe Crippa)

Se i miracoli avessero una spiegazione non sarebbero tali, caro Bottarelli.