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FINANZA/ Italia, la "catastrofe" che nemmeno Draghi può evitare

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Il consiglio della Banca centrale europea si riunisce oggi e trova sul tavolo le cifre chiave per capire quel che attende l’Eurolandia in questo 2014. Eurostat ha diffuso l’altro ieri i dati sui prezzi al consumo a dicembre: la crescita media nei 17 paesi che hanno adotatto la moneta unica è stata dello 0,8%, in Italia e Spagna siamo già vicini a quota zero, esattamente 0,2% e 0,3%. La media è portata in alto dalla Germania con un modesto 1,2%, ben al di sotto dell’obiettivo fissato dalla Bce, cioè due punti percentuali l’anno. Cipro è già in territorio negativo (esattamente -2,3%), ma il grande pericolo riguarda quel che accadrà alle aspettative dei risparmiatori e degli investitori quando anche italiani e spagnoli vedranno i prezzi scendere in termini assoluti. L’abbiamo scritto più volte su queste pagine, adesso la parola deflazione campeggia sul Financial Times, sul Wall Street Journal, sul New York Times.

È già successo a metà del 2009; allora, però, l’intero Occidente stava attraversando la recessione provocata dal crac finanziario dell’anno precedente. Oggi, al contrario, la curva della produzione è in risalita ovunque, anche se in misura modesta e non con lo stesso passo. Una riduzione secca dei prezzi in fase di ripresa vuol dire che il rischio paventato da Larry Summers per l’intero Occidente, cioè una lunga stagnazione di tipo giapponese, diventa realtà nei paesi che adottano l’euro.

Cosa può fare la Bce? Draghi ha detto che la sua santabarbara è ancora ricca di munizioni. La prima mossa potrebbe essere portare i tassi di interesse sotto zero per le banche che depositano i fondi presso la banca centrale, in modo da spingerle a prestare a famiglie e imprese. Una scelta che potrebbe essere sostenuta anche da una nuova ondata di denaro liquido alle stesse banche e da sostegni diretti alle piccole imprese. Vedremo. Certo, occorre superare la resistenza della Bundesbank che ora ha nel consiglio non solo il proprio presidente Jens Weidmann, ma anche la ex vicepresidente, nominata da Berlino come rappresentante del ministero delle Finanze: la signora Sabine Lautenschläger, che si è distinta per la sua ortodossia. Draghi, dunque, dovrà essere ancor più abile nell’arte di creare il consenso. E ogni giorno cade una doccia fredda.

L’Ifo, l’istituto per lo studio della congiuntura guidato da Hans-Werner Sinn, prevede una crescita contenuta in Germania (+1,9%) a fronte di una media dell’eurozona dello 0,7% appena. Ma soprattutto presenta fosche proiezioni per tutti gli altri grandi paesi: le prospettive sono negative per la Francia, la Spagna e la Grecia, che avranno una disoccupazione difficilmente sostenibile, mentre il quadro per l’Italia è addirittura “catastrofico”. Dunque, la ripresa farà aumentare le divergenze che la recessione ha allargato. E la fuga solitaria della Germania rischia di creare una frattura con tutta l’Europa che conta.


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