BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Cina e Francia, doppio allarme per l'Italia

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

E se i soloni della ripresa fanno la ola con il dato dell’uscita dalla recessione della Spagna nell’ultimo trimestre del 2013 (scordandosi di dire che in base ai dati di ieri, Madrid ha il più alto tasso di disoccupazione giovanile d’Europa, avendo superato la Grecia e attestandosi al 57,7% contro il 54,8%: fidatevi, comprate titoli e bond spagnoli, c’è la ripresa e poi a dicembre la disoccupazione era scesa del 2,4% stando ai dati taroccati dei simpatici iberici..), sottolineo sommessamente che sta entrando in recessione/deflazione la Francia, seconda economia dell’Unione. Quindi, o Draghi oggi decide di fare qualcosa di serio e risolutivo oppure prepariamoci a una bella stagione giapponese per l’Ue, con tanto di “lost decade”, poiché la deflazione, minando il fatturato delle imprese, finisce per contrastare le loro capacità di investire e creare occupazione. Quindi, anche con i risparmi derivanti dallo spread relativamente basso, il ciclo produttivo non riparte.

Non ci vuole Einstein, ve lo garantisco. Signori, il tasso inflazione core, ovvero depurato da cibo e costi energetici, nell’eurozona è sceso allo 0,7% a dicembre, un livello più basso di quando la Bce decise il taglio dei tassi. Se non è deflazione questa, cosa serve? E, ripeto, il contagio sta per raggiungere un elefante nella stanza come la Francia: a quel punto, potrebbe non bastare nemmeno un quantitative easing, viste le dimensioni delle economie da salvare. Tanto più che lo stesso capo economista della Bce, Peter Praet, lo ha ammesso l’altro giorno: «I livelli attuali dell’inflazione ci garantiscono pochi margini di sicurezza da ulteriori shock avversi».

Qual è il problema, quindi? Il solito, la Bundesbank e la sua maledetta fobia dell’inflazione, quel fantasma di Weimar che per essere scongiurato reclamerà il sangue di mezza Europa. E attenti, perché il rischio più grosso di peggioramento della situazione per l’Europa è esterno, non interno. Ovvero, i timori di una crisi del debito in Asia, Cina in testa con i suoi 24 triliardi di dollari di prestiti allegri e un sistema bancario ombra che tramuta i casinò di Las Vegas in oratori. E sapete cosa significherebbe la deflazione per l’Italia? Ve lo dico subito: ogni punto percentuale di inflazione in calo costringerebbe il nostro Paese è un incremento del surplus extra di budget primario pari all’1,3% del Pil per stabilizzare il debito. E ho detto stabilizzare, non far calare. Tanto più che rischiamo di pagare anche il prezzo a un “tapering endogeno”, visto che le banche stanno dando vita al deleverage e i prestiti alle imprese sono scesi del 3,9% lo scorso anno.

Il bilancio della Bce è sceso a 2,3 triliardi di euro da 3 nel corso del 2013 - dal 31,8% al 23,7% del Pil dell’eurozona - grazie ai soldi che le banche stanno ridando all’Eurotower per le due aste Ltro, ma questa è chiaramente una forma di restrizione monetaria. La Bce deve agire, ora. E non basta una nuova asta Ltro, almeno non per l’Italia, visto che le banche devono ancora ripagare miliardi e miliardi alla Bce, quindi userebbero il contante fresco per saldare i debiti e non per finanziare l’economia reale. Serve davvero un’opzione stile Fed, perché come vi ho già detto c’è anche il rischio che la Cina possa decidere di far crollare lo yuan per tamponare l’esplosione della sua bolla del credito e contrastare la svalutazione dello yen in Giappone: ovvero, una ripetizione della guerra valutaria asiatica del 1998, peccato che all’ennesima potenza e con il mondo ancora alle prese con la crisi peggiore dal 1929.

La Cina è il vero epicentro del rischio globale, poiché vuole abbattere il debito nel pieno di un processo di profonde riforme strutturali: una contraddizione che potrebbe avere conseguenze a livello mondiale. E attenzione, perché il prezzo principale di una crisi asiatica lo pagherebbe l’Europa, visto che la Fed sta dando vita a un capolavoro, ovvero sgonfiare la bolla del QE facendo pagare il prezzo agli altri. E quale potrebbe essere la mossa che squassa la situazione? L’anticipazione da parte del mercato di un rialzo dei tassi, quindi la vendita anticipata di strumenti a reddito fisso per minimizzare le perdite, magari acquistando titoli sottovalutati. E come dimostra questo grafico da vendere al mondo c’è parecchio nel settore obbligazionario.

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
09/01/2014 - Disoccupazione e ripresa (Diego Perna)

Allora, io come ben sa, la seguo sempre e condivido in genere le sue analisi previsioni e punti di vista; oggi però sono stupito di come anche Lei non veda la correlazione tra ripresa e disoccupazione in crescita. Bene, ieri ho ascoltato A Focus Economia su Radio 24 il Ministro Giovannini che spiegava chiaramente e con una calma da fare invidia a chi si trova su di un' amaca alle Bahamas dopo che ha vinto il superenalotto, come in questa fase della ripresa, che badi bene c' é, anche solo perché tutto il governo ne é convinto, la disoccupazione aumenta perché chi aveva smesso di cercarlo nella crisi, ora , esattamente a prima mattina del 2 gennaio 2014, si é messo a cercarlo mettendosi in fila con quelli che già lo stavano cercando a prescindere dalla crisi. Che poi, non é che ci sono tutti questi giovani disoccupati, ma i disoccupati sono solo quelli che il lavoro lo cercano, appunto, così come i 40 o 50 enni perché lo hanno perso, perché chi va al liceo mica si puó considerare disoccupato, ovviamente. Insomma, un pò mi sono confuso, ma il succo è che nelle varie fasi della ripresa bisogna guardare anche il pelo nell' uovo e se, ad esempio uno chiude bottega, magari é anche un bene, soprattutto se comprava all' estero , perché si importa di meno e si esporta di piú, inoltre imprese obsolete, che si hanno resistito anche alle guerre, vanno sostituite con altro, suvvia siamo globalizzati.Lei é troppo pessimista, perché guarda troppi dati, grafici ecc. la smetta. Buona Giornata