BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Cina e Francia, doppio allarme per l'Italia

Pubblicazione:giovedì 9 gennaio 2014

Infophoto Infophoto

Accidenti a me e al mio pessimismo, viziaccio e postura ideologica che non mi consente di vedere la strabiliante ripresa che sta vivendo l’eurozona e il nostro Paese in particolare. Ieri ne ha attestato la portata anche l’Eurostat: il mercato del lavoro europeo resta in stallo, con il tasso di disoccupazione nella zona euro rimasto stabile al 12,1% a novembre su base mensile, mentre è lievemente cresciuto su base annua dall’11,8%. In compenso, la disoccupazione giovanile si è fermata: peccato che lo abbia fatto attestandosi al 24,2%. Il numero di persone fuori dal mercato del lavoro nell’area della moneta unica si è attestato a 19,241 milioni di unità. Nell’intera Ue il dato su base mensile è rimasto stabile al 10,9% di ottobre e anche in questo caso su base annua è cresciuto di poco dal 10,8% di novembre 2012.

L’Italia ha registrato l’aumento più cospicuo su base annua del tasso di disoccupazione in tutta l’Ue, secondo solo a quello di Cipro: evviva, c’è la ripresa, viva Saccomanni! Nel dettaglio, a novembre 2013 i disoccupati nella Penisola erano il 12,7% del totale della forza lavoro a fronte dell’11,3% del novembre 2012. Ancora una volta la disoccupazione giovanile è risultata in forte crescita, ai massimi dal 1977, ossia dall’inizio delle serie storiche: secondo le stime provvisorie dell’Istat, il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è stato pari al 41,6% a novembre, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4 punti nel confronto tendenziale.

Beh, che risultati ragazzi! Ma non sono preoccupati solo quelli che non trovano lavoro. Stando a un’indagine Coldiretti-Ixe, ben sette italiani su dieci si sentono minacciati dal pericolo di perdere il lavoro. La percentuale di quanti sono pessimisti per il futuro e pensano che la situazione peggiorerà è il 35%, al contrario sono il 51% coloro che ritengono che non ci saranno cambiamenti, mentre sono solo il 14% quelli convinti che ci sarà un miglioramento. Sarà sicuramente colpa dei miei articoli, visto i fenomeni che abbiamo al governo, come dimostra la vicenda del rimborso degli insegnanti. Peccato che stando agli economisti di Intesa-Sanpaolo «permane un’ampia dispersione all’interno dell’area euro, specialmente tra paesi periferici e paesi core, dove la ripresa rimane troppo debole per lasciar sperare in una riduzione apprezzabile della disoccupazione nei prossimi 12 mesi». Alla faccia della ripresa.

Lo ripeto per l’ennesima volta: siamo in deflazione. Punto. Cominciano a prendere in esame l’ipotesi anche gli analisti di Credit Suisse, i quali ritengono che l’Eurozona possa scivolare nella deflazione solo nel caso in cui il Vecchio Continente si ritrovi nuovamente in recessione. Tuttavia, puntualizzano gli esperti, «ci sarà un certo numero di mesi quest’anno nei quali l’inflazione potrebbe essere abbastanza bassa da spaventare i mercati. Una politica monetaria aggressivamente più accomodante da parte della Bce potrebbe aiutare a eliminare questi rischi e la Banca centrale ha diversi strumenti che può eventualmente utilizzare».


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
09/01/2014 - Disoccupazione e ripresa (Diego Perna)

Allora, io come ben sa, la seguo sempre e condivido in genere le sue analisi previsioni e punti di vista; oggi però sono stupito di come anche Lei non veda la correlazione tra ripresa e disoccupazione in crescita. Bene, ieri ho ascoltato A Focus Economia su Radio 24 il Ministro Giovannini che spiegava chiaramente e con una calma da fare invidia a chi si trova su di un' amaca alle Bahamas dopo che ha vinto il superenalotto, come in questa fase della ripresa, che badi bene c' é, anche solo perché tutto il governo ne é convinto, la disoccupazione aumenta perché chi aveva smesso di cercarlo nella crisi, ora , esattamente a prima mattina del 2 gennaio 2014, si é messo a cercarlo mettendosi in fila con quelli che già lo stavano cercando a prescindere dalla crisi. Che poi, non é che ci sono tutti questi giovani disoccupati, ma i disoccupati sono solo quelli che il lavoro lo cercano, appunto, così come i 40 o 50 enni perché lo hanno perso, perché chi va al liceo mica si puó considerare disoccupato, ovviamente. Insomma, un pò mi sono confuso, ma il succo è che nelle varie fasi della ripresa bisogna guardare anche il pelo nell' uovo e se, ad esempio uno chiude bottega, magari é anche un bene, soprattutto se comprava all' estero , perché si importa di meno e si esporta di piú, inoltre imprese obsolete, che si hanno resistito anche alle guerre, vanno sostituite con altro, suvvia siamo globalizzati.Lei é troppo pessimista, perché guarda troppi dati, grafici ecc. la smetta. Buona Giornata