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SPY FINANZA/ Hong Kong, un "attacco" degli Usa alla Cina

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Negli anni recenti, il combinato di flussi monetari dalla Cina continentale e i tassi sui mutui praticamente a zero - la valuta di Hong Kong è legata da un peg fisso al dollaro, quindi i tassi locali seguono quelli decisi dalla Fed - ha fatto da propellente al mercato immobiliare, i cui costi solo saliti a massimi record, più del 300% rispetto ai minimi del 2003. Certo, ogni oscillazione al ribasso renderebbe più a buon mercato quegli immobili ma colpirebbe al tempo stesso i bilanci della middle-class proprietaria di case, la quale in queste ore sta simpatizzando con i dimostranti.

Il mercato azionario, poi, è già calato dell’8,3% da inizio settembre e anche il nuovo trading link sulle equities tra i mercati di Hong Kong e Shanghai, che dovrebbe attivarsi a fine ottobre, potrebbe non offrire molto sollievo, visto che le valutazioni dei titoli quotati a Hong Kong sono in linea con i loro pari nella Cina continentale, fornendo pochissime opportunità di arbitraggio da sfruttare. Ma soprattutto perché le manifestazioni a orologeria di questi giorni riusciranno nell’intento principale, ovvero oscurare il significato politico-economico di questo accordo: l’internazionalizzazione ulteriore dei mercati cinesi, visto che le persone che hanno attualmente un conto aperto a Hong Kong, grazie a questo link, potrebbero tutte insieme comprare fino a 3 miliardi di dollari al giorno di titoli azionari cinesi.

Inoltre, il fatto che il programma di stimolo monetario per l’economia della Cina varato dal precedente Governo abbia ormai perso efficacia e il nuovo plenum stia resistendo in tutti i modi al lancio di un Qe in piena regola ci dicono che le possibilità di un supporto di Pechino al mercato di Hong Kong appaiono limitate. Per finire, anche chi vede nelle proteste una possibile motivazione per cui la Cina decida di scegliere la Free Trade Zone di Shanghai per il suo programma di liberalizzazione finanziaria invece di Hong Kong, deve scontrarsi contro la realtà: ovvero, che nonostante le fanfare che accompagnarono la sua inaugurazione un anno fa, i progressi legislativi per regolare inflows di capitale dentro e fuori Shanghai sono lentissimi. Insomma, ci vorranno decenni prima che Shanghai possa essere un’alternativa credibile a Hong Kong.

Ma veniamo al punto nodale: perché attaccare, seppur con proteste pacifiche, proprio Hong Kong? E perché proprio ora? Partiamo dal primo interrogativo, a cui una prima risposta la fornisce la capo analista di Fitch a Pechino, Charlene Chu, a detta della quale «di tutte le liste relative a incidenti nel sistema bancario che aspettano di succedere, quella della Cina ha un posto al top. E se accadesse, potrebbe far schiantare l’intera economia globale». Il nodo è quello di cui vi ho parlato decine di volte, l’elefantiaco sistema bancario ombra della Cina, passato in cinque anni da 14 triliardi di dollari agli attuali 15, un qualcosa che per Chu significa una cosa sola: «Non c’è possibilità che la Cina non vada incontro a grossi problemi e ciò che è più importante e che questo potrebbe scatenare un disastro a livello globale».


COMMENTI
01/10/2014 - non scherziamo (paolo canti)

Caro Bottarelli, la sua analisi, come molte di quelle che fa, è interessante e forse ha anche qualche germe di verità. Mi permetta però di dirle che il mondo è un pò più complesso dei mercati e delle leggi finanziare. Questa visione che vede nell'economia e nella finanza le uniche forze che muovono la storia oltre ad essere un pò superata (e mi permetta poco cristiana), è stata smentita duramente più volte. L'ambiente della finanza è un pò mercatocentrico e non aiuta ad alzare lo sguardo. Non sia così drastico nelle sue analisi, altrimenti, non si offenda, mi ricorda il prof Polimeni (se non lo ha conosciuto chieda a qualche vecchio operatore). Il mercato non è il motore del mondo e quando come in questo momento è difficilmente decifrabile, la prudenza è d'obbligo, perchè il mercato è sempre più intelligente degli operatori. Senza offesa non sono ingenuo sui movimenti di piazza ma credo che al loro interno ci siano anche persone che meritano un pò di rispetto. Paolo CAnti

RISPOSTA:

Caro Canti, dissento dalla sua analisi: proprio in questo momento storico, economia e finanza sono gli unici motori del mondo. E lei, in quanto italiano, dovrebbe saperlo bene: chi ha permesso a tre governi di succedersi senza mai passare dalle urne, alla faccia del popolo sovrano, se non il ricatto dei mercati e le politiche delle banche centrali? Chi impone agli esecutivi politiche folli e compitini da presentare alla maestra Ue, se non i mercati? Ma di cosa sta parlando? Venendo poi al caso di Hong Kong, mi sembra un po' leggerina la sua accusa, a fronte della messe di dati e congiunture che ho offerto al lettore: non metto in dubbio che in piazza ci siano anche persone animate da sentimenti nobili ma Hong Kong non è un campo profughi di Nablus, quei ragazzi sono tutti ben vestiti, vanno tutti a scuola e all'università, hanno denti perfetti e abiti all'occidentale. Di più, a Hong Kong c'è il 3% di disoccupazione e quella giovanile non arriva al 10%. Ma, soprattutto, come mai scendono in piazza proprio ora, con le scadenze di cui ho parlato nell'articolo, per rivendicare una legge elettorale che servirà soltanto al voto del 2017? Non prendiamoci in giro, io sarò poco cristiano nelle analisi ma guardo in faccia la realtà per quella che è. Cordialmente. (Mauro Bottarelli)