BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Hong Kong, un "attacco" degli Usa alla Cina

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Disastro dice: esattamente come dobbiamo aspettarcelo? «Una crisi del sistema bancario ombra cinese potrebbe concretizzarsi con la fine della ripresa giapponese nonostante l’Abenomics, lo schianto di economie come quelle della Corea del Sud e del Vietnam, destabilizzazione dei prezzi di titoli azionari e commodities, fino alla conseguenza estrema di far sospendere alla Fed il “tapering” del programma di stimolo monetario dopo alcune riunioni di emergenza a Washington. È inutile continuare a guardare verso economie come Argentina e Turchia per cercare focolai di crisi, la vera “wild card” è la seconda economia del pianeta».

Interessante, no? Si potrebbe arrivare a “obbligare” la Fed a continuare a stampare per causa di forza maggiore, ovvero una severa crisi bancaria asiatica: qualcuno a Washington potrebbe essere tentato dalla cosa, sicuramente a Wall Street sbavano alla sola idea. Tanto più che non è necessario, per ottenere questo risultato in grado di far espandere ancora un po’ la bolla, dando il tempo alla finanza Usa di scaricare la carta di cui è piena e mantenendo i corsi ancora un po’ artificialmente in “bull market”, arrivare fino alle estreme conseguenze. La Cina, infatti, alla fine dello scorso anno aveva riserve valutarie estere per 3,83 triliardi di dollari, una cifra sufficiente a tamponare la situazione sul nascere e a coprire per più di tre volte le liabilities estere di breve termine del Paese: certo, lo strizzamento dello stato patrimoniale della Banca del popolo a causa della vendita forzata di assets per finanziarie le liabilities estere porterebbe con sé una dolorosa contrazione del credito nell’economia interna cinese, ma questo processo è in parte già in atto ora.

Per questo vi dico che per fare danni sufficienti a garantire ancora un po’ di vita al Qe non serve scatenare l’inferno: a Washington hanno studiato il piano nel dettaglio e hanno puntato su tallone d’Achille cinese, ovvero le banche di Hong Kong, le quali, come ci mostra il grafico a fondo pagina, hanno un’esposizione creditizia su net claims verso aziende e clientela nella Cina continentale spaventosa, cresciuta a dismisura a partire dal 2008 quando alle misure espansive del vecchio Governo cinese si unì prima il programma Zirp di Ben Bernanke e poi il vero e proprio Qe della Fed.

Inoltre, la Hong Kong Monetary Authority ha puntato recentemente il dito sull’aumento sproporzionato del finanziamento in dollari da parte di soggetti della Cina continentale proprio attraverso il canale offshore di Hong Kong, quadruplicato negli ultimi tre anni e arrivato ora a oltre 1 triliardo di dollari. Insomma, gli ingredienti ci sono tutti e oggi, primo ottobre, in Cina scatta una settimana di festività nazionale che a Hong Kong e Macao corrisponderanno con una grande manifestazione di piazza, cui hanno già preannunciato la loro presenza anche attivisti stranieri: l’estrema provocazione alla pazienza delle autorità cinesi potrebbe scattare quindi nelle prossime ore, sperando in una risposta dura che tramuterebbe agli occhi dell’opinione pubblica narcotizzata del mondo l’immagine di Pechino come nuovo mostro dopo la Russia di Vladimir Putin.

Ma ora veniamo alla seconda domanda, perché proprio ora? Perché una nuova crisi asiatica è alle porte dopo quella del maggio-giugno del 2013.

 

(1- segue)

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
01/10/2014 - non scherziamo (paolo canti)

Caro Bottarelli, la sua analisi, come molte di quelle che fa, è interessante e forse ha anche qualche germe di verità. Mi permetta però di dirle che il mondo è un pò più complesso dei mercati e delle leggi finanziare. Questa visione che vede nell'economia e nella finanza le uniche forze che muovono la storia oltre ad essere un pò superata (e mi permetta poco cristiana), è stata smentita duramente più volte. L'ambiente della finanza è un pò mercatocentrico e non aiuta ad alzare lo sguardo. Non sia così drastico nelle sue analisi, altrimenti, non si offenda, mi ricorda il prof Polimeni (se non lo ha conosciuto chieda a qualche vecchio operatore). Il mercato non è il motore del mondo e quando come in questo momento è difficilmente decifrabile, la prudenza è d'obbligo, perchè il mercato è sempre più intelligente degli operatori. Senza offesa non sono ingenuo sui movimenti di piazza ma credo che al loro interno ci siano anche persone che meritano un pò di rispetto. Paolo CAnti

RISPOSTA:

Caro Canti, dissento dalla sua analisi: proprio in questo momento storico, economia e finanza sono gli unici motori del mondo. E lei, in quanto italiano, dovrebbe saperlo bene: chi ha permesso a tre governi di succedersi senza mai passare dalle urne, alla faccia del popolo sovrano, se non il ricatto dei mercati e le politiche delle banche centrali? Chi impone agli esecutivi politiche folli e compitini da presentare alla maestra Ue, se non i mercati? Ma di cosa sta parlando? Venendo poi al caso di Hong Kong, mi sembra un po' leggerina la sua accusa, a fronte della messe di dati e congiunture che ho offerto al lettore: non metto in dubbio che in piazza ci siano anche persone animate da sentimenti nobili ma Hong Kong non è un campo profughi di Nablus, quei ragazzi sono tutti ben vestiti, vanno tutti a scuola e all'università, hanno denti perfetti e abiti all'occidentale. Di più, a Hong Kong c'è il 3% di disoccupazione e quella giovanile non arriva al 10%. Ma, soprattutto, come mai scendono in piazza proprio ora, con le scadenze di cui ho parlato nell'articolo, per rivendicare una legge elettorale che servirà soltanto al voto del 2017? Non prendiamoci in giro, io sarò poco cristiano nelle analisi ma guardo in faccia la realtà per quella che è. Cordialmente. (Mauro Bottarelli)