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FINANZA/ Il "trucco" della Merkel per non fare le riforme

Pubblicazione:venerdì 10 ottobre 2014

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

“Sul fronte dell’occupazione si devono eliminare le barriere presenti nel mercato del lavoro e l’Italia sta cercando di fare questo con il Jobs act, la riforma del lavoro, perciò sta compiendo un passo molto importante da questo punto di vista”. Sono le parole pronunciate da Angela Merkel in occasione del vertice dei capi di Stato e di governo a Milano. Una dichiarazione che suona come un elogio inaspettato, anche se come spiega Giuseppe Di Taranto, professore di Storia della finanza e dei sistemi finanziari all’Università Luiss di Roma, dietro questo complimento c’è il tentativo della Germania di trovare un alibi per non fare la vera riforma indispensabile al benessere europeo.

 

Quale valore hanno gli elogi dei capi di Stato europei al Jobs Act di fronte all’attuale situazione economica?

Gli elogi degli altri paesi sono sinceri, ma bisogna essere molto guardinghi rispetto alle parole della Germania. Quando ci fu la riforma del lavoro della Fornero, la Merkel sostenne che quella legge era addirittura “impressionante”. La Germania non vuole che si modifichi lo status quo dettato dai trattati di Maastricht e di Lisbona, perché Berlino ne ricava un enorme guadagno. Le riforme stanno diventando un alibi per l’unione monetaria europea.

 

In che senso le riforme sono un alibi?

Nel senso che le vere riforme di cui bisognerebbe parlare sono quelle della Bce come prestatore di ultima istanza, di una maggiore flessibilità dell’euro e dello scomputo degli investimenti dalla regola del 3%. Per la Germania quindi parlare delle riforme dei Paesi del Sud Europa è un alibi per non cambiare lo status quo che tra il 2010 e il 2013 le ha permesso di guadagnare ben 40 miliardi di euro attraverso lo spread.

 

Quale respiro può darci l’apertura della Merkel sulla flessibilità?

Nessuno. Ogni volta la Merkel fa delle promesse che poi non rispetta. La Cancelliera ha sempre fatto delle aperture in momenti particolari: per esempio, in occasione delle elezioni in Westfalia, disse che era disposta ad aumentare l’allora Fondo salva-Stati, oggi Meccanismo europeo di stabilità, ma poi non se ne è fatto nulla. I veri problemi, come la mutualizzazione del debito pubblico europeo, non sono mai affrontati. Mi domando quale senso abbia che noi per seguire la Germania: spostiamo l’età pensionabile a 67 anni e poi Berlino l’abbassa a 63 anni.

 

Ma il nostro debito pubblico non è più elevato di quello tedesco?


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