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FINANZA E POLITICA/ Le "forbicine" di Renzi fanno a pezzi la spending review

Per UGO ARRIGO, alla fine si ritorna sempre alle classiche manovre di finanza pubblica d’emergenza senza alcun legame organico con quello che Einaudi chiamava il conoscere per deliberare

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Il governo Renzi ha pubblicato la mappa con l’indebitamento netto ministero per ministero. Un piano di riduzione delle spese dei ministeri da 3 miliardi di euro nel 2015. Il più indebitato risulta essere il ministero dell’Istruzione, università e ricerca, per un totale di 840 milioni di euro. Debiti consistenti anche per il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, che ha in capo la previdenza, per un totale di 600 milioni di euro, per la Difesa con 510 milioni e per il Mef a quota 400 milioni. Abbiamo chiesto un commento a Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica all’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Partiamo dalla spending review di Cottarelli. Ritiene che si sia trattato di un lavoro completo?

Cottarelli ha compiuto un lavoro egregio, di portata eccezionale e con un grande impegno personale. La spending review dovrebbe essere però un’attività permanente da parte di qualsiasi ente che abbia tra le sue funzioni quella di spendere soldi. Il carattere straordinario di Cottarelli deriva dal fatto che negli ultimi anni su questo fronte non si era fatto nulla. C’era un vuoto temporale cui Bondi e soci non hanno fatto tempo a rimediare.  

Non per niente Cottarelli è stato nominato “commissario straordinario” …

Il termine “commissario straordinario” è doppiamente sbagliato e rappresenta il segno di un fallimento. Intanto è sbagliato l’aggettivo straordinario perché la spending review dovrebbe essere un’attività ordinaria a tutti i livelli di governo della Pubblica amministrazione. E poi la parola commissario dà l’idea di una sorta di deus ex machina del controllo della spesa pubblica, il che è sbagliato.

Una volta che Cottarelli ha ultimato il suo lavoro, quali decisioni sono state prese dalla politica?

Il punto è che nessuno ha spiegato se i tagli ai ministeri siano o meno coerenti con le proposte di Cottarelli. La riconciliazione tra le proposte del Governo e l’azione di spending review dovrebbe essere messa in evidenza dallo stesso esecutivo. Se sono slegate si dovrebbe avere il coraggio di dire dove ha sbagliato il commissario o perché il Governo non sta seguendo i suoi consigli. Alla fine si ritorna sempre alle classiche manovre di finanza pubblica d’emergenza senza alcun legame organico con quello che Einaudi chiamava il “conoscere per deliberare”.

I tagli ai ministeri sono numericamente significativi o sono soltanto un palliativo?