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IDEE/ Così “il Palazzo” può tirarci fuori dalla crisi

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Beh, se per fare la crescita si rende indispensabile mangiarla quella pappa e per continuare a mangiarne occorre avere un potere d’acquisto che l’acquisti, altrimenti la pappa che resta in magazzino marcisce, la crescita decresce e voi, ex forti, sarete ancor più deboli e pure smagriti. Confindustria, a fronte di tutto questo, trasale e per bocca di Squinzi prima elabora, quindi auspica “la società dei produttori”, ottenendo il consenso pure dei sindacati. Il tentativo, insomma, temerario e disperato di trovare un comune interesse, tra chi nell’impresa sta ai vertici e chi sta alla base.

Rieccoli capitale e lavoro, ancora loro, stavolta insieme per forza, anzi per debolezza. Sì, perché mettere insieme due debolezze non fa una forza! Così sbiadiscono le identità della destra e della sinistra. Così finisce davvero il ‘900. I politici del nuovo millennio, per non dover ratificare la scomparsa dell’agone che organizzava lo scontro degli interessi, non se ne avvedono: una politica miope che invece di rappresentare gli interessi di quelli della pappa sta ancora con quegli ex forti ora deboli, debolissimi, non riuscendo a fare granché.

Acc…. vedo che la mezz’ora volge al termine, è il tempo dei consigli. Già, nel mondo alla rovescia diamo noi i consigli per gli acquisti: Orsù, Signori del Palazzo, se volete ancora rappresentare i deboli, rappresentate gli interessi di quelli forti, date loro quel che gli spetta. Torneranno a ingrassare cosicché tra i vostri rappresentati qualcuno dovrà nuovamente produrre, qualcun altro lavorare; torneranno a ingrossare pure gli utili, cosi come i salari.

Una politica insomma, buona per fare gli interessi di tutti. Soprattutto nuova, per i ciccioni che lo meritano, buona pure per quegli smagriti tornati in tempo in forma. Acquisti, appunto: con una fava, due piccioni, forse tre, e tanti, tanti voti!



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