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GEO-FINANZA/ Così Asia e Africa possono “salvare” l’Europa

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Come ha consigliato il Fmi nel suo ultimo rapporto presentato a Napoli, solo una decisa azione di Qe della Bce potrebbe “liberare” i collaterali di qualità a favore di tutte le altre sfere del trading. Per ora la Bce non ha questo potere nel suo mandato e in considerazione del contenzioso sull’Omt non avrà tali poteri almeno per altri 12-18 mesi. A questo si aggiungono le fosche previsioni di George Saravelos, un responsabile delle strategie della Deutsche Bank, che vede nell’Europa “la nuova Cina”, cioè il più grande accumulatore di surplus commerciale ed esportatore di capitali nel mondo per oltre una decade, alla ricerca di ritorni più elevati. Questo sarà accompagnato dalla continua depressione della domanda nell’eurozona. La sua previsione è che nel 2017 il cambio euro/dollaro scenderà sotto la parità (0,95). Ciò accelererà la fuga dei capitali e non basterà a rilanciare la domanda nell’eurozona, a tutto vantaggio degli asset dei paesi emergenti.

In questo scenario si può meglio comprendere la portata strategica del “tapering” lanciato dalla Fed nel secondo semestre 2013 e l’insistenza americana perché l’Ue firmi entro la fine del 2014 gli accordi di libero scambio Ttip e Ceta. Ecco perché Federica Mogherini, designata ad Alto Commissario per la politica estera dell’Ue, ha dichiarato nella sua audizione parlamentare che “il patto transatlantico di libero scambio Usa-Ue (Ttip) non riguarda solo il commercio ma ha una valenza strategica”. Tanto è vero che la Germania non vuole accettare il declassamento della sua giurisdizione nelle dispute tra investitori e Stato a favore di corti arbitrali anglosassoni.

Non è un caso, quindi, che Selmayr abbia corretto il testo della candidata svedese al commercio dell’Ue ribadendo che, “come ha detto Juncker nel suo indirizzo al Parlamento europeo, egli non accetterà che la giurisdizione dei tribunali dei paesi membri dell’Ue sia limitata da regimi speciali per le regolare le dispute tra investitori e Stati”. In sintesi, l’Ue è spaccata anche nelle relazioni con gli Usa, oltre che rispetto alla Russia e al Medio Oriente.

Una situazione politica ed economica davvero grave che è malcelata anche nei summit europei (inconcludenti), com’è stato quello sul lavoro a Milano. Non esistendo più un “concetto strategico” interno per l’Ue, gli sforzi degli studiosi che si affannano a descrivere l’Unione come una “potenza normativa” a livello mondiale servono davvero a poco. Il negoziato su Ttip e Ceta lo dimostra. Infatti, appare chiaro che non esistendo più quella peculiarità europea fondata sul mix di fordismo e keynesianismo - cioè quel sistema di sviluppo economico che portava alla crescita grazie all’intervento nell’economia del capitale privato e dello stato - oggi l’Europa è vittima del “capitalismo flessibile” globalizzato che ne ha drenato le risorse.



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