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GEO-FINANZA/ Così Asia e Africa possono “salvare” l’Europa

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Iniziato con le politiche monetariste negli anni ‘70-80, il “capitalismo flessibile” si è globalizzato negli anni ‘90 e oggi il suo effetto più devastante è l’estrema liquidità del capitale che, grazie alle deregolamentazioni, migra con grande velocità dagli investimenti produttivi a quelli finanziari a più alto rendimento. Il corollario è che sia il mercato dei capitali, sia quello del lavoro si sono globalizzati. A nulla sono servite le ricette di compressione del fattore lavoro (flessibilità) e le ristrutturazioni della produzione e nemmeno sono servite le ricette di austerità e di aggiustamento strutturale delle nostre società (riduzione della spesa pubblica). La ripresa economica e dell’impiego, e quindi della domanda interna, non c’è, come confermano tutti i dati economici negli ultimi tre anni.

Riassumendo, appare chiaro che l’Ue non ha la forza per resistere agli effetti devastanti del “capitalismo flessibile” globalizzato, né tantomeno ha speranze di rilanciare la domanda interna. Invece, emerge con forza che solo un “concetto strategico” dell’Ue nel sistema mondiale potrebbe ricreare quegli stimoli e quelle convergenze politiche necessarie a una ripresa. Per fare questo, la politica estera e di sicurezza dell’Ue dovrebbe interamente essere rifondata con massicce dosi di realismo.

Nonostante i problemi strutturali, l’Ue è un mercato che fa gola sia agli americani, sia agli asiatici (Cina e India), sia a quell’insieme denominato Eurasia. L’attuale situazione di debolezza dell’Ue è principalmente derivata dall’appiattimento sui dettami strategici ed economici che dagli anni ‘80 le sono stati imposti. Guardando con attenzione, esistono più ombre che luci nonostante gli sbandierati risultati economici vantati dalle economie americana e britannica. Sebbene ancora dominanti sul piano militare e finanziario, neppure questi paesi possono ritenersi capaci di “modellare il mondo”.

Una possibile uscita di sicurezza da questa situazione esisterebbe se il coraggio ispirasse e guidasse Federica Mogherini nel suo nuovo incarico. Piuttosto che l’ennesimo libro bianco, che sarà scritto dai soliti professionisti dei sofismi europeisti annidati nei cosiddetti think tank di Bruxelles, ella potrebbe trovare le idee guida nella storia. Infatti, la “comunicazione orizzontale” tra Europa, Eurasia e Africa è esistita per millenni. La capacità europea fu, nel XVI secolo, di trasformare un capitalismo diffuso in quello concentrato. Fu grazie alla fusione tra capitalismo di Stato e quello privato che l’Europa diventò il faro mondiale. Idee, queste, che non possono che incontrare il gradimento dei nostri partner in Eurasia e in Africa.

In questo quadro, effettivamente, l’Europa potrebbe essere quella “potenza normativa” mondiale, forte della sua esperienza.



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