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Economia e Finanza

MANOVRA/ Renzi, Padoan e "l'ideologia" che ci allontana dalla ripresa

Le tante misure economiche che il Governo sta preparando avranno un effetto stimolativo sulla crescita o no? CARLO PELANDA ci spiega dove sbaglia l’esecutivo

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Le tante misure economiche che il Governo sta preparando avranno un effetto stimolativo sulla crescita o no? Da un lato, l’esecutivo sta passando da una posizione passiva di priorità del rigore, tenuta da quelli precedenti, a una attiva di priorità della crescita. Dall’altro, tale attivismo resta ancorato al principio di preservare la spesa dedicata agli apparati pubblici, pur limandola, e ciò impedisce il più importante atto stimolativo che è la detassazione sostanziale. Si nota, infatti, che il Governo mantiene lo stesso modello di politica di bilancio in atto da più di un decennio: due terzi di tagli alla spesa, un terzo di aumento delle tasse, ma il taglio riguarda gli incrementi della spesa stessa e non la sua riduzione assoluta.

La novità del Governo Renzi è quella di utilizzare di più la tecnica di togliere tasse in qualche settore, o coprire spese quali gli 80 euro, aumentandole in altri. Tale tecnica non va necessariamente vista come un trucco, ma come l’applicazione di una dottrina fiscale che non punta a ridurre le tasse, e quindi lo statalismo, ma a tagliarle dove hanno un effetto depressivo, alzandole dove questo è minore.

Il ministro Padoan è uno specialista di questa tecnica che deriva dal riformismo socialdemocratico, ideologia che peraltro ispira l’azione di Renzi, il cui obiettivo è quello di trovare la compatibilità tra Stato delle tutele ad alta fiscalità e un mercato vitale. Questa impostazione ideologica, peraltro basata su un mandato elettorale di sinistra, fa sì che il movimento stimolativo  non trovi uno spazio sufficiente nel bilancio per tagli forti di tasse. E non lo troverà in quanto il vincolo al pareggio di bilancio, sia europeo sia costituzionale, costringerebbe a tagli violenti e massicci di spesa che prima di produrre effetti di forte crescita peggiorerebbero per qualche mese la situazione, oltre a produrre licenziamenti nel settore pubblico, cosa che affonderebbe il Governo.