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FINANZA/ La "parabola" del debito che mostra il fallimento dell'euro

Pubblicazione:martedì 14 ottobre 2014

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Nonostante tutto questo, ancora si leggono commenti che tentano di scagionare l’euro, perché “fino a circa il 1995 l’Italia è rimasta a contatto nei numeri con la Germania e il resto dei paesi europei”, e quindi i nostri problemi sono precedenti all’euro. Senza dire però che una sorta di unione monetaria (il “serpentone monetario”, qualcuno lo ricorda?) c’era prima dell’euro, quel serpentone monetario da cui siamo stati sbattuti fuori dalla speculazione finanziaria nel 1992 e nel quale siamo rientrati proprio nel 1995. Se non si spiega questo, non si spiega perché proprio dal 1995 i numeri raccontano di un progressivo distacco tra l’Italia e i paesi europei.

E non si spiegano anche altre frasi, del tipo “Perché è facile crescere facendo debito (peraltro lasciando il Paese in deficit infrastrutturale) da addossare alle generazioni future. Spendere ricchezza che non c’era è stato il trucco con cui abbiamo un po’ barato negli anni antecedenti l’euro bruciando paglia. Ma questa crescita drogata dalla spesa corrente non regge poi l’antidoping del deleveraging successivo. In altre parole, il modello di crescita italiano precedente l’euro, contraddistinto da generosa spesa pubblica, inflazione, e sovranità monetaria che consentiva periodiche svalutazioni, mostrava, già prima l’ingresso nella moneta unica, i primi segni di crisi strutturale e non poteva durare a lungo.”

Non poteva durare a lungo? È durato solo per trent’anni abbondanti, portando l’Italia dall’essere un Paese in macerie alla quinta/quarta potenza industriale mondiale. Poi è arrivato il divorzio del ministero del Tesoro da Bankitalia (e quindi perdita di fatto della sovranità monetaria, poiché a quel punto i tassi di interesse venivano determinati “dal libero mercato”, cioè dai pochi operatori autorizzati) e la conseguenza è stata la crescita incontrollabile del debito. Poi l’unione monetaria ha reso il processo strutturale e quasi irreversibile.

Proprio la storia della crescita del debito, in Italia e in Europa, racconta come l’unione monetaria abbia accentuato il problema. Non c’è un solo Paese che, negli ultimi venti anni, anche quando l’economia cresceva, non abbia aumentato esponenzialmente il proprio debito. E anche quando questo non cresceva sensibilmente, cresceva nascostamente quello privato, fino a far collassare il sistema bancario e a costringere l’intervento di Stato, col conseguente trasferimento del debito allo Stato (ogni riferimento all’Irlanda è puramente voluto!).

Quindi hanno usato i modelli sbagliati, hanno causato il danno, vogliono continuare sulla stessa strada. Quello che occorre oggi è invece riportare al centro della questione l’uomo e il suo bene, cioè i beni comuni, entro i quali deve essere compreso lo strumento monetario. Questa è la ragion d’essere della sovranità monetaria. Una sovranità monetaria al servizio dell’economia reale. Al servizio dell’economia locale.



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COMMENTI
14/10/2014 - L'Economia sia al servizio dell'uomo! (Silvano Rucci)

Trovo molto valido il sunto sul periodo storico dell’Economia italiana appena trascorsa e concordo con l’Autore Passali sul fatto che l’Economia deve essere al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio dell’Economia! Purtroppo oggi l’uomo italiano è ridotto al servizio dell’Economia dei più ricchi, avendo i politici degli ultimi decenni favorito i ricchi e la loro ricchezza invece di creare lavoro e crescita per il Bene Collettivo di Famiglie ed Imprese!

 
14/10/2014 - Ma il libero mercato non c'entra (Massimo Zamarion)

Concordo con molte cose dette in quest'articolo ma ci sono delle incongruenze o son io che non ho ben capito. Il "libero mercato" non c'entra coi guai che stiamo passando. I debiti privati crescono in ultima analisi solo per l'intervento dello stato, non per il "mercato". Infatti, il cosiddetto "turbocapitalismo" non è altro che un surrogato dello statalismo di provenienza anglosassone. Lo statalismo classico produce dirigismo e debito pubblico. Laddove per tradizione queste pratiche non sono popolari, i governi hanno spinto le Banche Centrali a inondare il mercato di liquidità (soldi stampati) per stimolarlo. In pratica il giochetto è questo: io sono uno stato “capitalista” e non posso indebitarmi; ma tu caro cittadino vai pure in banca e indebitati alla grande. Tenere tassi d’interesse artificiosamente bassi e stampare moneta in allegria è contro il “mercato”. E’ libertinismo, non liberalismo economico. E questo libertinismo economico è solo una forma sottile di statalismo. Ne è una plastica dimostrazione il fatto che con l’esplodere della crisi finanziaria i debiti privati alla fine della giostra sono stati trasformati in debiti pubblici, aumentati a dismisura in USA, UK, Spagna, Irlanda ecc. Lo statalismo classico confisca i redditi, lo statalismo appaltato alle banche confisca il risparmio. Sperare che con la "sovranità monetaria" questi vizi possano scomparire è utopistico. Anzi, i politici che l'invocano sono proprio quelli che di questi vizi sono pieni.