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FINANZA/ La "parabola" del debito che mostra il fallimento dell'euro

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Come si fa a non essere d’accordo con quanto ha scritto Ugo Bertone su queste pagine? “Dopo decenni passati a studiare gli errori dei banchieri centrali e dei politici dell’epoca, si deve prender atto che le terapie basate sulla sola politica monetaria non funzionano in circostanze eccezionali, così come i modelli econometrici in uso, che invariabilmente, da anni, dipingono scenari futuri che alla prova dei fatti si rivelano fasulli”.

Hanno sbagliato, hanno usato i modelli sbagliati, e dopo aver ottenuto risultati disastrosi continuano a utilizzare gli stessi modelli. Ma perché non cambiano modelli? Perché equivarrebbe ammettere che il famigerato “libero mercato” non funziona, che il “più Europa” è la ricetta sbagliata e che loro hanno un piano ben preciso, in cui la loro ricchezza (la ricchezza dei più ricchi) non è mai in discussione, “whatever-it-takes”, “a qualsiasi costo”, “we preserve the Euro”, come disse Draghi nell’agosto 2012 (“preserve the Euro”, non il nostro lavoro o la crescita). “A qualsiasi costo” aveva però un sottinteso, un non-detto di capitale importanza: il fatto che “qualsiasi costo” lo avremmo pagato noi, lo avrebbe pagato l’economia reale, cioè famiglie e imprese. E quindi, in caso di necessità, fiumi di denaro per le banche, “whatever-it-takes” costerà a noi in termini di imprese fallite e disoccupazione.

Nel frattempo, la politica nostrana si balocca col l’articolo 18, come se fosse la fine del mondo. Per stessa ammissione di qualche esponente politico di primo piano, si tratta di qualcosa che ormai riguarda un numero abbastanza ridotto di persone, si tratta di pochi casi. Però ha un alto valore simbolico. Ecco di cosa si occupano i politici italiani: di simboli, perché le cose reali le decidono ormai altrove; e poi si occupano del benessere di pochi, incapaci di vedere quello di molti (che va in rovina), incapaci di qualsiasi giudizio o di pianificazione per il bene comune. Alcuni giorni fa un amico commentava che stanno litigando per decidere se mettere o no il parmigiano sul piatto di pasta: ma a noi manca proprio la pasta.

La notizia della settimana è che la pasta inizia a mancare brutalmente anche in Germania: ordini alle imprese -5,7%, produzione industriale -4% (era previsto -1,5%). Il famoso surplus tedesco non è mai stato utilizzato per incentivare il mercato interno, così il surplus tedesco dipende tutto dalle esportazioni; e ora che l’economia internazionale si trova in difficoltà, quella tedesca entra in recessione. Non lo è ancora, ma la previsione di una prossima recessione è fin troppo facile.



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COMMENTI
14/10/2014 - L'Economia sia al servizio dell'uomo! (Silvano Rucci)

Trovo molto valido il sunto sul periodo storico dell’Economia italiana appena trascorsa e concordo con l’Autore Passali sul fatto che l’Economia deve essere al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio dell’Economia! Purtroppo oggi l’uomo italiano è ridotto al servizio dell’Economia dei più ricchi, avendo i politici degli ultimi decenni favorito i ricchi e la loro ricchezza invece di creare lavoro e crescita per il Bene Collettivo di Famiglie ed Imprese!

 
14/10/2014 - Ma il libero mercato non c'entra (Massimo Zamarion)

Concordo con molte cose dette in quest'articolo ma ci sono delle incongruenze o son io che non ho ben capito. Il "libero mercato" non c'entra coi guai che stiamo passando. I debiti privati crescono in ultima analisi solo per l'intervento dello stato, non per il "mercato". Infatti, il cosiddetto "turbocapitalismo" non è altro che un surrogato dello statalismo di provenienza anglosassone. Lo statalismo classico produce dirigismo e debito pubblico. Laddove per tradizione queste pratiche non sono popolari, i governi hanno spinto le Banche Centrali a inondare il mercato di liquidità (soldi stampati) per stimolarlo. In pratica il giochetto è questo: io sono uno stato “capitalista” e non posso indebitarmi; ma tu caro cittadino vai pure in banca e indebitati alla grande. Tenere tassi d’interesse artificiosamente bassi e stampare moneta in allegria è contro il “mercato”. E’ libertinismo, non liberalismo economico. E questo libertinismo economico è solo una forma sottile di statalismo. Ne è una plastica dimostrazione il fatto che con l’esplodere della crisi finanziaria i debiti privati alla fine della giostra sono stati trasformati in debiti pubblici, aumentati a dismisura in USA, UK, Spagna, Irlanda ecc. Lo statalismo classico confisca i redditi, lo statalismo appaltato alle banche confisca il risparmio. Sperare che con la "sovranità monetaria" questi vizi possano scomparire è utopistico. Anzi, i politici che l'invocano sono proprio quelli che di questi vizi sono pieni.