BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GEO-FINANZA/ Berlino-Mosca-Pechino "scaricano" l'Ue. E l'Italia?

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Anche con la Germania la visita di tre giorni del leader cinese porterà risultati significativi (52 pagine di accordi commerciali). L’incontro protocollare con il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha riaffermato lo scontato sostegno cinese all’integrazione europea. Ad Amburgo la visita è stata fruttuosa: investimenti stranieri diretti in entrambi i paesi; energie rinnovabili; industrie ad alta tecnologia; aerospazio; liberalizzazione del sistema finanziario; apertura in Lussemburgo di un hub per il “clearing” dello yuan.

A Berlino, il leader cinese è ricevuto con i più alti onori militari ai quali seguono le vere discussioni politiche e strategiche che riguardano le relazioni con la Russia, gli Usa, il Medio Oriente, e quindi quell’insieme che costituisce l’Eurasia e l’Asia Centrale. Tutti mercati prioritari per la Germania come per la Cina. Il messaggio che emerge è chiaro: Berlino ha sostituito Bruxelles nelle relazioni con la Cina.

Quel che emerge con forza è che il secolo americano iniziato nel 1916 si sta malamente concludendo dopo le pesanti sconfitte in Vietnam (1973) e in Iraq (2003-2011), e quella piuttosto imminente nell’insieme del Medio Oriente. La visita di Li Keqiang significa che la nuova Via della Seta sta aprendo il nuovo secolo Eurasiatico. Che l’Ue sia in uno stallo senza precedenti e che i suoi due progetti faro - integrazione e unione - stiano miseramente fallendo è cosa chiara a molti. Il richiamo cinese (e l’offerta) agli europei è di evitare uno slittamento verso il caos non gestito. Non converrebbe agli europei ma ancor meno alla Cina.

Se questo scenario dovesse manifestarsi - e noi lo temiamo già in corso - la Cina da sola non avrebbe la forza economica per riaggregare tutto il continente europeo. Quindi, nel tentativo di ridurre il danno si svilupperebbe una balcanizzazione del continente europeo, con paesi che già stanno scegliendo una direzione strategica verso l’Est (Germania) e altri che resteranno al traino della declinante egemonia americana. Un caso a sé sarebbe il Regno Unito che, come titola Limes “L’Impero è a Londra”, ha già preso le contromisure sia verso l’eurozona non germanica, sia verso gli Usa, sia verso la Cina.

Piange il cuore, in questo contesto, nel vedere che l’Italia in soli 3 anni ha perso completamente un ruolo internazionale, riducendosi a essere “comandata” dall’esterno. Non sarebbe forse il caso di un improvviso colpo di reni, a sorpresa e fuori dagli schemi, per riprenderci il ruolo di “potenza delle relazioni orizzontali” con Asia e Africa che abbiamo ricoperto per millenni?



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.