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TASSE/ Le mosse sbagliate nella manovra Renzi-Padoan

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Il motivo è che non si è investito in una banca dati in tempo reale per gli appalti, che occupano il 30% della spesa pubblica e il 15% del Pil italiano, nascondendo al loro interno 32 miliardi di sprechi che non possono essere identificati senza avere a disposizione numeri precisi. Non si è mandato avanti il processo di razionalizzazione degli appalti, riorganizzandoli con un minor numero di stazioni appaltanti attorno a competenza e remunerazione dei dirigenti come avviene in tutti i Paesi del mondo. Poiché non si è fatto tutto questo, accolgo in modo favorevole la decisione di questo governo di risparmiarci dei tagli lineari che avrebbero solo peggiorato la situazione.

 

I tagli previsti nella legge di stabilità rimangono comunque lineari o sono effettivi tagli agli sprechi?

La mia impressione è che i tagli saranno comunque lineari. Non rassicura affatto che nell’aggiornamento al Def ci sia una nota alla tabella programmatica in cui si introduce la clausola di salvaguardia relativa all’aumento dell’Iva. In questo modo si indica che forse non si introdurranno i tagli di spesa nemmeno l’anno prossimo.

 

Secondo lei che cosa si doveva fare?

Ricercatori americani in un articolo recente hanno messo in evidenza che i danni di politiche di austerità durante una fase di recessione sono drammaticamente più alti di quanto abbiamo stimato finora. Tagli lineari si ripercuotono immediatamente sul Pil. Per esempio tagliare la spesa pubblica per 4 miliardi provoca una perdita di Pil da 8 miliardi, pari cioè all’0,5%.

 

Come si doveva intervenire quindi?

Il Fmi il 9 ottobre scorso ha dichiarato che l’unico modo per ravvivare la domanda è attraverso maggiori investimenti pubblici. Nella legge di stabilità non si parla però di maggiori investimenti pubblici, e ci si limita a ribadire la testarda convinzione che i soldi debbano essere utilizzati principalmente per il bonus da 80 euro e l’abbattimento della contribuzione per le imprese. Misure inutili, in quanto da un lato le imprese non vogliono assumere perché non c’è domanda, e dall’altra le famiglie non spendono e quindi gli 80 euro in busta paga non serviranno a nulla. Anche perché il bonus sarà compensato da altre tasse, e quindi la pressione fiscale rimarrà costante.

 

Insomma la legge di stabilità, anziché creare crescita, si limita a ritoccare qualche cifra di bilancio?

Esattamente. Anziché invertire la rotta rispetto all’austerità, il Def si limita a dire che se i tagli attuati nel 2015 non saranno sufficienti, nel 2016, 2017 e 2018 il rapporto deficit/Pil sarà abbattuto dell’1% l’anno senza crescita. Ciò ovviamente avverrebbe aumentando le tasse e con nuovi tagli lineari alla spesa. A queste condizioni non c’è quindi alcuna prospettiva per rilanciare gli investimenti delle imprese. E’ una politica totalmente disastrosa, anche se poteva andarci ancora peggio.

 

(Pietro Vernizzi)



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