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FINANZA/ Banche e imprese, il risiko che può far ripartire l'Italia

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B) I gruppi di Stato sono alla vigilia di una drastica cura dimagrante. Finmeccanica, dopo aver proceduto alla cessione della divisione trasporti (Ansaldo Sts e Breda) aprirà il dossier dell’americana Drs. L’Eni si avvia all’uscita da Saipem. Enel punta a ridurre i debiti con una serie di dismissioni. Non esistono pretendenti italiani per gli asset in questione.

C) La Cina e i paesi del Golfo sono in prima linea nello shopping. In particolare, il fondo sovrano e la banca centrale di Pechino hanno investito in Italia circa 7 miliardi di euro, acquisendo quote strategiche in Cdp Reti e quote significative, anche sul piano simbolico, in Enel, Eni, Fca e Telecom Italia.

D) È finalmente partito il risiko delle tlc: si torna a parlare delle nozze fra 3 e Wind, Vodafone avanza su Fastweb. In questa cornice torna a muoversi, dopo anni di paralisi condizionata dalle incertezze al vertici, la galassia Telecom Italia. Si fa strada addirittura l’ipotesi di un incrocio con Mediaset Premium all’interno di un nuovo modello di business, basato sui contenuti. Finalmente, insomma, le prospettive di mercato contano più dei veti politici.

E) La vicenda Luxottica, paradossale quanto emblematica, sottolinea sia la difficoltà della staffetta generazione all’interno del nostro capitalismo, anche nei suoi casi più virtuosi, ma, dopo la drastica presa di posizione dei consiglieri indipendenti, dimostra che ormai in materia di governance il sistema Italia è perfettamente in linea con le best practices internazionali.

F) Mediobanca e Generali stanno finendo di smantellare la cassaforte che ha protetto (e fortemente condizionato) gli assetti del sistema. Di riflesso, gruppi come quello Pesenti hanno proceduto ad aumentare il capitale e a diminuire la dipendenza dall’estero. Si è ridotto intanto il cumulo di nodi che legano dinastie vecchie e nuove, talvolta con ricadute perverse (l’ostinata difesa della governance Ligresti, ad esempio).

In questo quadro si inserisce la questione bancaria. L’Italia ha bisogno di poli robusti ed efficienti, in grado di sostenere e favorire la trasformazione di un sistema che ha bisogno di banche protagoniste e proattive, sia ai piani alti del sistema, sia, ancor di più, sul fronte delle Piccole e medie imprese. La recente indagine di Nomisma dimostra che il sistema delle medie imprese (al netto di una fiscalità assai più esosa di quella tedesca) è in grado di sostenere la concorrenza di oltre Reno. Lo stesso non vale per le piccole e le piccolissime imprese, frenate da una dimensione inefficiente.