BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LEGGE DI STABILITÀ 2015/ Tasse e spesa, l'Italia resta "ostaggio" dell'Ue

Pubblicazione:giovedì 16 ottobre 2014 - Ultimo aggiornamento:giovedì 16 ottobre 2014, 13.21

Infophoto Infophoto

Salta agli occhi che il sollievo fiscale è finanziato soprattutto aumentando il disavanzo dal 2,2% al 2,9%. È vero che si resta sempre sotto il tetto del 3%, ma si tratta di un buco che andrà colmato. Il Governo dice che lo farà in modo graduale, allungando di un anno (almeno!) il cammino verso il pareggio, tuttavia una pesante spada di Damocle pende sulla testa dei contribuenti. Non solo, questo sarà il punto d’attacco per i guardiani di Bruxelles. Renzi ha scovato un artificio: se alla fine sarà costretto a concedere qualcosa, quindi ad abbassare il disavanzo, potrà ricorrere a un fondo cuscinetto pari a 3,5 miliardi. Alimentato da che cosa? Da accise e balzelli vari?

Altro fianco debole è la mancata riqualificazione della spesa. Il problema principale è sostenere la domanda pubblica a favore degli investimenti (come Renzi e Padoan hanno sempre detto), ebbene questo cambiamento non si vede proprio. Il carrozzone statale continua ad arrancare come sempre, spiluccando un po’ qua un po’ là, ma lasciando intatto il carico di inefficienza, di iniquità, di assistenzialismo.

Leggendo la diapositiva sulle uscite, c’è di tutto un po’, ma la fetta consistente è il sostegno monetario ai redditi (bonus, Irap, partite Iva, contratto a tempo indeterminato, famiglie, ammortizzatori sociali). Investimenti non se ne vedono, anzi sono previsti in calo. Bisogna guardare alle slide dello sblocca Italia, replica il Governo. Certo, ma se non hanno coperture nel bilancio 2015 allora vuol dire che avranno effetto a babbo morto.

Probabile che anche a questo si attaccherà la Ue per contestare la legge di bilancio. Stando a quel che si dice, la querelle riguarda uno 0,25% in più o in meno nel rapporto tra deficit e Pil (quei 3,5 miliardi che Padoan si è tenuto di riserva). Una battaglia sul disavanzo condotta per difendere una riqualificazione della spesa darebbe molta più forza e l’Italia potrebbe davvero sfidare Bruxelles, anzi potrebbe prendersi anche unilateralmente lo spazio finora negato, perché togliere gli investimenti pubblici dal calcolo del disavanzo strutturale non è contro Maastricht, al contrario segue alla lettera la filosofia del patto che si chiama di crescita, non solo di stabilità. Se invece ci si presenta al poker europeo con una manovra di vecchio stampo, allora c’è davvero il rischio di una bocciatura sonora.

Cosa succederà in questo caso? Non c’è nulla da indovinare, tutto è già scritto: scatta la clausola di salvaguardia che prevede un aumento delle imposte indirette e una riduzione delle detrazioni fiscali. Si parla di altri 3 miliardi. Quel che viene dato con una mano, sarà ripreso con l’altra? Se è così, il bilancio diventa restrittivo per gli effetti perversi provocati da un aggravio delle tasse sui redditi e sul prodotto nazionale. La recessione, anziché migliorare, peggiora. La Commissione e il perfido Barroso, nemico di Roma fino all’ultimo giorno del suo lungo quanto pessimo mandato, consumerà la vendetta finale. Per l’Italia e per l’Europa intera sarebbe una cocente sconfitta dalle conseguenze disastrose.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.