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SPY FINANZA/ Crollo Borse, l'Italia è il "bersaglio"

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A ora, lo stesso Perrotta ammette che esistono due caveat di difesa: lo stato dei mercati del credito è stabile e il governo Usa è pronto ad agire per mantenere i tassi bassi ma resta un rischio, ovvero la concentrazione di debito corporate in un sempre più ristretto pool di players, un qualcosa che pone seri rischi di liquidità in tempi di agitazione e volatilità. Per Perrotta, «nel giugno 2013 i portafogli obbligazionari corporate globali hanno portato returns in media del -4,8%, quindi gli asset managers si sono lanciati alla ricerca di spread più ampi, ponendo parte del cash in eccesso nel mercato per farlo funzionare. Oggi in molti stanno aspettando un’altra occasione per comprare ma cosa succedere se il lato della vendita non incontra? Cosa succederebbe se gli inflows netti portati e garantiti da anni di politiche accomodanti della Fed si tramutassero in outflows e redemptions? Cosa succederebbe se bonds a basso coupon emessi negli ultimi anni cominciassero a vedere un calo dei prezzi del dollaro e i returns andassero in negativo a doppia cifra? A oggi, il boogeyman che sta nascosto sotto il letto del mercato obbligazionario privato potrebbe non rialzare la testa, ma se lo facesse, farebbe molto di più che soltanto spaventarci».

E attenzione, perché quando un investitore come Carl Icahn dice questo, c’è poco da stare allegri: «Sto coprendomi con opzioni put sull’indice Standard&Poor’s, perché sono preoccupato della situazione economica generale, a livello globale. Non si può mantenere in piedi un’economia solo con la Fed, una correzione di ampio livello sta arrivando, è solo una questione di quando arriverà, non se arriverà».

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