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SPY FINANZA/ La "pioggia" in arrivo che fa salire i mercati

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Janet Yellen (Infophoto)  Janet Yellen (Infophoto)

Anche perché, d’altra parte, è troppo presto per avanzare giudizi anche per quanto riguarda le aspettative sull’inflazione, visto che l’indice dei prezzi Usa potrebbe infatti essere un po’ più debole nei prossimi sei mesi a causa della diminuzione delle quotazioni del petrolio potrebbero volerci «diversi anni» perché l’indicatore torni al 2% auspicato dalla Fed. Detto fatto, anche se il numero uno della Federal Reserve non ha fatto alcun riferimento alla politica monetaria, guarda caso i mercati sono rimasti in rialzo, rimbalzando dalla recente sell-off, complice anche il dato positivo sull’avvio di cantieri per nuove case negli Stati Uniti, salito del 6,3% mese su mese a 1,017 milioni di unità a settembre (1,008 milioni di unità il consenso). Inoltre, il dato di agosto è stato rivisto da -14,4% a -12,8% mese su mese, mentre quanto ai nuovi permessi per costruzioni, sempre a settembre, sono saliti dell’1,5% mese su mese a 1,018 unità (1,030 milioni di unità il consenso).

Attenzione però, quella registrata ieri è stata una fase di rally un po’ per tutti gli asset a rischio, probabilmente perché la correzione degli ultimi giorni è stata troppo eccessiva e priva di driver ben delineati, ma la Fed, seppur usando ardite paraboli quasi sociologiche, non chiude affatto la porta a ulteriore stimolo, come vi ho detto ieri. A innescare il forte movimento al ribasso dei giorni scorsi sono infatti stati i timori per lo stato di salute dell’economia globale, accresciuti dalle recenti letture dei dati macro tedeschi e americani, mentre ad accentuare poi il trend sull’obbligazionario di tutto il comparto periferico si sono aggiunte le preoccupazioni per l’eventualità di una crisi di governo in Grecia, il classico accelerante usato negli incendi dolosi.

Sebbene Atene stia infatti tentando di abbandonare il programma di aiuti internazionali di Fmi e Ue prima del previsto, guarda caso giovedì in suo soccorso la Bce ha ridotto lo sconto da applicare ai titoli consegnati dalle banche elleniche come collaterale in cambio di fondi dell’Eurotower: come dire, voi volete camminare con le vostre gambe ma noi sappiamo che siete zoppi. Sempre giovedì, poi, la Commissione europea si è detta pronta ad appoggiare Atene in qualsiasi momento: se pare vero che la Grecia non rappresenti nell’immediato un rischio per la stabilità dell’euro e se, come probabile, dovesse chiedere altri finanziamenti, Fmi e Ue hanno risorse disponibili, pare altrettanto chiaro che Atene è già nuovamente a livelli di default.

C’è poi un altro dato che mi fa propendere per un quarto round di Quantitative easing, ovvero il fatto che al netto dell’inazione della Bce, il secondo driver di liquidità mondiale, ovvero il Giappone, sta perdendo colpi e quindi se la Fed dovesse davvero agire con il “taper” il mercato potrebbe crollare a livello ben peggiori di quelli degli ultimi due giorni. La Bank of Japan compra o tenta di comprare 3 triliardi di yen al mese in titoli di Stato giapponesi e già oggi possiede il 40% di tutto l’obbligazionario nipponico esistente: bene, giovedì ha di fatto esaurito tutti i book presenti sul mercato obbligazionario e ha comprato bonds “solo” per 2,62 triliardi di yen (circa 20 miliardi di euro). Questo cosa ci dice? Che tramite la sua azione la BoJ ha gonfiato i prezzi di bond e titoli giapponesi, fallendo però in pieno nella missione di innescare una ripresa correlata dell’economia reale.


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COMMENTI
18/10/2014 - La soluzione finale (Renato Mazzieri)

L'unico modo per eliminare lo pseudo-capitale che supera il valore dell'economia reale sarà un'iperinflazione. Ma prima si cercherà di trasformare il più possibile di questo pseudo-capitale in beni reali.