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SPY FINANZA/ La "pioggia" in arrivo che fa salire i mercati

Pubblicazione:sabato 18 ottobre 2014

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Della serie, quando un messaggio filosofico-sociale può innescare il grande rimbalzo. La presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, ieri si è infatti detta molto preoccupata per la crescita della diseguaglianza economica negli Usa e ritiene che gli americani dovrebbero domandarsi quanto questo fenomeno sia compatibile con i valori statunitensi: «L’estensione di una continua crescita della diseguaglianza negli Stati Uniti mi preoccupa molto», ha affermato la Yellen nel corso di un convegno a Boston, durante il quale non ha voluto pronunciarsi sulla volatilità dei mercati e sulla politica monetaria.

Non è un segreto, ha proseguito Janet Yellen, che negli ultimi decenni l’ampliamento della diseguaglianza si è configurato con un aumento dei guadagni e della ricchezza da parte di un ristretto numero di persone e con livelli di vita stagnanti per la maggioranza della popolazione. Quindi, il numero uno della Fed ritiene che sia appropriato domandarsi se questo trend sia compatibile con i valori in cui si radica la storia dell’America e con il grande valore che gli americani hanno tradizionalmente assegnato all’equità e alle opportunità. «Le diseguaglianze di reddito e di ricchezza sono vicine ai massimi degli ultimi cento anni» e sono cresciute nel corso della ripresa seguita alla recente crisi finanziaria.

Infatti, durante la crisi finanziaria del 2008 molti ricchi americani hanno perso soldi, mentre l’aumento della spesa pubblica ha consentito ai meno abbienti di contenere le loro perdite. Tuttavia, durante la ripresa, le diseguaglianze hanno ricominciato a crescere, di riflesso al rimbalzo dei mercati azionari, mentre l’aumento dei salari e la salute del mercato del lavoro hanno rallentato la marcia e l’incremento dei prezzi delle case non ha pienamente riequilibrato la perdita della ricchezza immobiliare della maggioranza dei risparmiatori, per i quali rappresenta l’asset principale. Insomma, un patetico j’accuse di null’altro se non della politica stessa perseguita dalla Fed in questi anni, visto che è noto da sempre che le iniezioni di liquidità dei vari cicli di Qe sono state il balsamo che ha reso possibili i folli cicli azionari ma non hanno portato con sé nessun beneficio per l’economia reale. Insomma, nessun riferimento dunque alla politica monetaria.

Ma, perché c’è sempre un ma, in vista del prossimo meeting della Banca centrale americana che si terrà il 29 ottobre, il presidente della Fed di Boston, Eric Rosengren, nel corso di un’intervista concessa a Cnbc, ha sottolineato che sarebbe una sorpresa se i policy maker dell’Istituto cambiassero idea sulla fine del Qe per via dei risultati dei dati macroeconomici: «Sarei sorpreso se nelle prossime due settimane arrivassero dati a sufficienza per farci cambiare idea sulla fine del programma di acquisto asset», precisando però che «la Fed si prenderà un po’ di tempo per elaborare i motivi della recente volatilità sui mercati finanziari».


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COMMENTI
18/10/2014 - La soluzione finale (Renato Mazzieri)

L'unico modo per eliminare lo pseudo-capitale che supera il valore dell'economia reale sarà un'iperinflazione. Ma prima si cercherà di trasformare il più possibile di questo pseudo-capitale in beni reali.