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GEO-FINANZA/ Sapelli: la guerra (mondiale) del petrolio di cui nessuno parla

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La ragione? Vogliono tre cose. La prima: se il prezzo crolla lo shale oil nordamericano tanto decantato non diventa più conveniente costando così tanto da non poter esser possibile estrarlo con profitto, visti i suoi elevati costi. Secondo punto: se il prezzo crolla, si puniscono in un colpo solo tre avversari - gli Usa, che dopo quarant’anni di alleanza con i sauditi fornicano ora con i peccatori sciiti negoziando sul nucleare!; l’Iran, ossia la Persia da secoli avversaria degli arabi tutti e che ora minaccia i domini sauditi in ogni dove; la Russia, che con il grande Lavrov e la mediazione vaticana ha salvato Assad in Siria, rafforzando di fatto (mentre tutto sprofonda) il potere sciita, statuale e non.

Su tutto si staglia l’Iraq e la sua potenza petrolifera sostenuta ora - ironia della storia!- dai curdi, da un lato, che vendono petrolio anche ai loro nemici purché lo comprino, così come fa dall’altro lato l’Isis, che si impossessa dei pozzi e li fa rendere con un immenso mercato nero. Insomma, un gioco assai complesso e terribile che si gioca sotto gli indici di prezzo e li determina. E si osa ancora parlare di mercato?



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COMMENTI
20/10/2014 - Ad affondare aranno gli USA (Moeller Martin)

Dovrà continuare a rodersi il fegato perchè ad affondare non saranno i tedeschi ma i quaquaraqua.