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Economia e Finanza

IDEE/ "L'eresia" che può dare il via alla ripresa

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Anzi con l’usa e getta il messaggio fu chiaro e irrevocabile: non c’è più tempo per traccheggiare, occorre acquistare e consumare senza tempi morti in mezzo! Già, se dentro il ciclo economico all’impresa tocca velocizzare i processi e vendere il prodotto, a noi tocca fornire continuità al ciclo e pure in fretta. Presi per il bavero e ficcati dentro il meccanismo produttivo fu tutt’uno. Senza squilli di trombe venimmo associati all’accolita “Libero Mercato Spa” in funzione pro ciclica: azionisti di maggioranza ma senza portafoglio adeguato, anzi zeppi di debito. Debito in tutte la forme e di tutte la salse, che per surrogare redditi insufficienti, da spendere in quel che si vuole, quando si vuole.

Io qui ora, con il debito, faccio il mio a più non posso: ho mangiato ben oltre il pollo fino a ingrassare mentre tip/tappo sul ticchettio che fanno i vestiti nell’armadio passando di moda, in garage tengo pure un Suv per andare da qui a là. Altri là, negli Usa, usano il mutuo della casa come un bancomat per rifocillare il potere d’acquistare tutto fin quando, in quel 9 agosto del 2007, Home Bank Mortage, colosso del settore dei mutui fondiari, chiede la protezione “under chapter 11”: l’amministrazione controllata. Già, la storia è nota: il troppo storpia! Troppa sovraccapacità, troppa spesa fatta con il debito, troppo debito: viene giù tutto.

Oggi, dopo sette anni di crisi e tutti i policy maker a tentare di rifare il già fatto, io faccio il mio: non spreco il mangiare per ingrassare, anzi vado in bici da qui a lì così mi rassodo, ho preso pure a detestare quel ticchettìo della moda e vesto l’usato. Sì, faccio spending review e come me tanti, di qua e di là dell’Atlantico. Gulp, così l’impresa diventa ancor più sovraccapace, per metterci una pezza riduce l’occupazione e i salari, cosi girano ancor meno soldi che spendono ancora meno. Chi vorrà ancora fare credito/debito, per fare cosa?

Tant’è, le politiche monetarie messe in campo per sostenere la domanda, alterando il meccanismo di formazione dei prezzi, non funzionano. La deflazione, prima repressa, ora fa capolino. Si deteriorano le risorse produttive del sistema: capitale, lavoro e spesa. Questi i dati, questi i fatti, questi i danni.

In quest’oggi, carico di affanni, se speri nel domani quelli del “New normal” ti tolgono il fiato. Christian Rocca li presenta: “Vedono al ribasso le aspettative economiche create dalla crisi. Analisti ed esperti di destra e di sinistra, liberisti e keynesiani, iniziano già a scontrarsi sull’argomento. L’idea del ‘new normal’ sta nel fatto che la recessione ha alterato in modo strutturale il mercato del lavoro. La conseguenza è che dobbiamo scordarci la piena occupazione, i grandi profitti e gli alti dividendi”. Che verve ragazzi e quanto ottimismo!