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SPY FINANZA/ I "messaggi in codice" dei mercati da non sottovalutare

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Ma vere indicazioni di dove stiamo andando vengono dall’obbligazionario. Un sondaggio di Towers Watson (un’agenzia specializzata) tra i maggiori gestori mette in evidenza che l’81% punta sull’obbligazionario nonostante i bassi, anzi bassissimi, rendimenti sul reddito fisso decennale (non parliamo del trentennale), tanto negli Stati Uniti che in Europa. A fronte di una revisione al ribasso delle stime macroeconomiche del Fondo monetario internazionale e di altri indicatori scoraggianti, ciò vuol dire che i gestori (e quindi i risparmiatori) temono l’estendersi di una deflazione mondiale, da cui resterebbero esclusi gli Usa per la loro forte carica innovativa, unitamente all’ampia libertà di manovra.

Ciò vuole, però, anche dire che gestori e risparmiatori sono alla ricerca di impieghi abbastanza sicuri a lungo termine che nel breve periodo mettano in modo capacità produttiva non utilizzata e nel medio aumenti la produttività dei fattori di produzione. In breve, infrastrutture. Poco presenti nella Legge di stabilità italiana, anche se comprese in parte nello “Sblocca-Italia”.

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