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FINANZA/ Sapelli: Germania e Draghi, i "fallimenti" che aprono le porte alla crisi

Pubblicazione:martedì 21 ottobre 2014

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A differenza dei tempi dell’irrazionale esuberanza borsistica degli anni Novanta, un ciclo espansivo finanziario non può più realizzarsi perché la trasparenza sui mercati oggi è ancora più rara e non ricercata. Il governatore della Banca d’Inghilterra - un galantuomo che è Presidente del Financial stability board dal 2011, dopo l’ineffabile Draghi - da sempre denuncia questa situazione di banche e intermediari in genere restii a ogni regolamentazione. Ecco che in questo modo anche le banche centrali prendono tempo ma non curano la crisi. Di più: se in Usa, Uk e Giappone prendono tempo sostenendo la domanda, nell’Ue dominata senza veli dalla Germania e dai suoi quisling non si può neppure prendere tempo ma solo assistere alla deflazione e provocare il grande tsunami che si sta formando all’orizzonte.

Draghi del resto non ha adempiuto a nessuno dei compiti affidatogli dagli Usa. Al Financial stability board aveva mancato la presa della regolazione dei mercati finanziari, alla Bce ha clamorosamente mancato l’obbiettivo della stabilità non impedendo la deflazione. È candidabile anche lui alla Presidenza della Repubblica italiana.

Quando la finanza si divide dall’economia produttiva nel modo così sconcertante com’è accaduto in questi anni è inevitabile che crescano volatilità delle borse e montagne russe. Non si cerchino le “multi-con-cause” della crisi al di fuori del processo economico come fanno i fanfaroni neoclassici per i quali è sempre colpa di fattori esogeni: governi, guerre, ecc. Ciò non vuol dire che tali fenomeni siano ininfluenti, ma vuol dire altresì che sono insufficienti a spiegare le crisi la cui causa risiede all’interno e non all’esterno del processo di valorizzazione capitalistica.

Solo introducendo i germi di una nuova formazione economico-sociale si può superare la crisi: cooperazione, partecipazione del lavoro ai processi di gestione e valorizzazione, finanza per la produzione e non per la speculazione, coesione e non tensione sociale. Si tratta di fenomeni endogeni e non esogeni al processo economico!



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