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Economia e Finanza

IL CASO/ Spread e Ue, le "bombe" innescate dalla manovra del Governo

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E per Roma? Il campanello d’allarme suona eccome, proprio come nella bistrattata Bruxelles. Se qui il problema è il baratro in cui è crollata la legittimità delle commissioni europee, in Italia la manovra promette di rispettare il vincolo del 3%, ma rinvia di un anno il pareggio di bilancio. Di certo, dodici mesi di ritardo non sarebbero una tragedia. Ma Berlino vigila sui libri contabili di tutti e i fari della Commissione europea potrebbero restare a lungo puntati sui conti italiani. Quanto a lungo non si sa, ma sta di fatto che quando l’attenzione dei media si concentra sulle finanze pubbliche italiane, le banche tedesche dimostrano una certa propensione a sbarazzarsi dei titoli di Stato nostrani, incendiando i mercati.

Si tratterà forse di un’affermazione azzardata, come ci ha ricordato il giornale di Confindustria, ma la coincidenza resta molto curiosa: già in occasione dei tanto discussi stress test, le principali banche tedesche fecero piazza pulita del rischio Italia in pochi giorni. Sarà forse un caso di telepatia tra i diversi uffici rischi, ma nei mesi successivi Berlino si rifinanziò a zero, con grande sollievo dei tanti Landesbank e Sparkasse in debito d’ossigeno. E anche questa è l’ennesima coincidenza di questa storia.

Tornando ai nostri giorni, la scommessa è ormai ridotta ai minimi termini: o si passa a Bruxelles o si dovrà rimettere mano alla Legge stabilità. Ma se la finanziaria passa, a Bruxelles come a Francoforte, e se la ricetta, al netto delle alchimie contabili, dovesse davvero muovere un passo verso la crescita, allora lungo il pensiero unico rigorista si aprirebbe la fatidica prima crepa. E più di una clausola tornerebbe sul tavolo delle negoziazioni a Bruxelles.

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