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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Italia, la "campagna" cinese che preoccupa gli Usa

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La recente Legge di stabilità attualmente all’esame di Bruxelles sembra che sia stata riscritta direttamente a Palazzo Chigi perché non si tratta, come in passato, di fare favori a un gruppo corporativo o agli eurocrati di Bruxelles. La questione è squisitamente politica. I numeri sono piuttosto irrilevanti, come hanno dimostrato i mercati che hanno mandato a picco la borsa e fatto innalzare lo spread. La logica politica dettata da Renzi è di tenere sul deficit e allargare il debito. In questo modo si tiene tranquilla la burocrazia di Bruxelles (deficit/Pil) e si fa un gran favore ai mercati finanziari, allargando il terzo mercato obbligazionario al mondo (le banche angloamericane ringraziano!). 

Non è tardata la reazione dalla Germania, scontenta perché tutta l’architrave della governance europea, a egemonia tedesca, si basa sulla contrazione del debito. La ragione del dispiacere di Berlino è semplice: vendere merci europee con moneta prestata dall’Europa è possibile se scende il debito. Con un alto debito pubblico continentale il credito (basso) all’esportazione non è possibile. 

La ragione del crollo delle borse non è quella cianciata bugiardamente da Renzi - fattori di instabilità geopolitica e altre storielle -, ma è il riflesso di quanto la Deutsche Bank annunciava da mesi nei suoi studi: la fuga dall’euro sta avvenendo, la crisi Ue è fortissima e l’architettura tedesca per l’eurozona è in crisi.

Il tentativo del governo Renzi è di piazzarsi in una linea mediana tra le attuali logiche di potenza americana e tedesca: tenuta dell’avanzo primario di bilancio (che piace a Berlino) e aumento del debito (che piace alla finanzia anglo-americana e a chi acquista debito sovrano da tutto il pianeta).

Perché la logica di Renzi tenga sarà necessario “finanziarizzare” i costi della manovra. Traducendo, ciò significa che l’Italia dovrà aumentare il debito sovrano che: a) renderà sempre più esacerbate le politiche di restrizione della spesa pubblica e di aumento dell’avanzo primario di bilancio; b) renderà sempre più dipendente questo Paese dalla tempeste finanziarie globali. Tertium non datur!

Che qualcuno lo spieghi, e presto, a quei politicanti che occupano le regioni italiane in un coacervo di collusioni e opacità. Cottarelli, indignato per la sua defenestrazione, ha fatto sapere che 8.000 comuni sono troppi. È vero, ma anche 22 costosi apparati regionali sono decisamente troppi!

 

(2- fine)

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