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SPY FINANZA/ Dalla Bulgaria un "siluro" per l'Europa

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Insomma, il QE finirà a no? A mio avviso no, rinascerà magari sotto altra forma, magari ci sarà bisogno di un crash controllato dei mercati per poter gridare all’emergenza e tornare sui propri passi, ma guardate il grafico a fondo pagina: per oltre un anno fino a oggi le banche centrali hanno gradualmente ridotto il loro supporto ai mercati, molto è stato dovuto dal taper della Fed ma anche il bilancio della Bce si è contratto in maniera significativa.

Quindi, vista da questa prospettiva, una reazione negativa dei mercati è attesa da tempo in caso di ritiro dello stimolo, qualcosa come un ampliamento di 50 punti base dell’investment grade o poco meno di un 10% di calo trimestrale per le equities. Ma vista da un’altra prospettiva, la faccenda è più chiara: ci vogliono “solo” 200 miliardi di dollari al trimestre di iniezioni di denaro nel sistema per evitare che i mercati semplicemente collassino, con qualcosa di più forse reggono e si riesce a far scoppiare in maniera non devastante qualche bolla. Un prezzo che in molti, Fed in testa, penso pagheranno molto volentieri. Vi starete chiedendo: cosa c’entrava la Bulgaria in questo contesto di banche centrali? Abbiate un po’ di pazienza, poca e vedrete.

 



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