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SPY FINANZA/ E ora il mondo resta nelle mani della Fed

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Janet Yellen (Infophoto)  Janet Yellen (Infophoto)

C’è poi il rischio bancario, strettamente legato a quello dell’obbligazionario sovrano, ovvero dei debiti pubblici. Sempre ieri il direttore generale dell’Associazione bancaria italiana, Giovanni Sabatini, ha avvertito che «i risultati dei test della Banca centrale europea sulla qualità degli attivi di 131 banche europee non saranno di facile interpretazione ed è possibile una risposta volatile da parte dei mercati». Insomma, quando domani la Bce comunicherà quali banche non hanno superato l’esercizio e la carenza di capitale di ciascun gruppo bancario a fine 2013, qualcuno potrebbe essere tentato dal blitz di inizio settimana. Per questo, «i risultati degli esami Bce per le banche italiane devono essere interpretati: eventuali carenze a fine 2013 vanno poi consolidate con le azioni già fatte dalle banche italiane che hanno fatto aumenti di capitale per quasi 11 miliardi di euro quest’anno»: insomma, fifa nera.

Ma non solo l’Europa rischia, tutto il mondo è sul filo del rasoio. Morgan Stanley ha calcolato che il grado di esposizione alla leva lordo globale è salito dal 2007 a oggi da 105 triliardi di dollari a 150, mentre il debito è salito al 275% del Pil per il mondo sviluppato e al 175% per i Paesi emergenti: in entrambi i casi, un bel +20% dal 2007, situazione che per la Banca dei regolamenti internazionali potrebbe causare effetti violenti in caso di ulteriore ritiro di liquidità. Ma c’è dell’altro. Per il Centre for Financial Stability di New York la “Divisia M4”, ovvero il suo misuratore di crescita della moneta, è scesa al 2,5% dal circa 6% di inizio 2013, un qualcosa che deve fare riflettere perché se l’economia americana può gestire parzialmente una perdita di liquidità in dollari, quella mondiale no.

Ci sono infatti 11 triliardi di dolllari di prestiti cross-border in essere, i due terzi dei quali sono denominati proprio in biglietti verdi: basti pensare che dal 2008 a oggi le aziende dei mercati emergenti hanno preso a prestito sui mercati ulteriori 2 triliardi di dollari. E la Cina? In base a calcoli di Standard Chartered, il suo debito ha raggiunto il 250% del Pil, ingestibile per un’economia forte ma ancora in sviluppo e infatti il presidente, Xi Jinping, ha deciso una draconiana limitazione della liquidità, abbassando molto attivamente la base monetaria M2 per risolvere il problema della bolla del credito: insomma, non sarà Pechino a inondare i mercati di liquidità a basso costo, visto che l’ordine è di iniettare solo limitate “dosi” di contante nel sistema bancario con operazioni mirate per evitare default o bank-run.

Cosa fare, quindi, in un contesto simile? Sperare che la Fed non sbagli una mossa da qui a fine anno, altrimenti stavolta il 2008 sembrerà davvero una passeggiata nel parco. Ma attenzione, perché c’è una grossa incognita: ovvero il fatto che la settimana prossima la Fed confermi la fine del Qe3 per il semplice fatto che manterrà il suo stato patrimoniale all’attuale livello record di 4,48 triliardi di dollari e questo sarà sufficiente a mantenere bassi i costi di finanziamento e portare l’inflazione verso l’obiettivo prefissato, mantenendo così un supporto “invisibile” ai prossimi cinque anni di crescita dell’economia Usa, nonostante quanto accada in Medio Oriente, Europa o Cina.



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COMMENTI
25/10/2014 - Gufo (Giuseppe Crippa)

Gli USA salveranno il mondo con altro Qe o lo lasceranno al suo destino? Il fatto che Bottarelli non scommetta sulla seconda ipotesi NON mi lascia tranquillo che si avvererà la prima.