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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Ecco il trattato che permette agli Usa di spaccare l'Europa

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Sul piano esterno è stato artatamente agitato lo spauracchio russo, quello del terrorismo islamico, l'altro spauracchio geofinanziario cinese e infine il terrore biologico della nuova peste, l'Ebola. Appare piuttosto chiaro, anche a chi pensava di beneficiarne, che tali "minacce" esterne invece di compattare l'Europa l'hanno ulteriormente divisa. 

Sul piano interno, poiché nessuno degli stati europei riuscirà ad imporre agli altri la propria egemonia, e riconoscendo il fallimento di ipotesi neo-imperiali nazionali o col manto europeista, esiste il concreto pericolo che prevalgano logiche di frizione egemonica che dissolvano la già molto fragile casa comune europea. 

Al momento c'è una sola proposta sul tavolo. La maldestra volontà degli Usa di concludere il Ttip entro la fine del 2014. Potrebbe essere una soluzione solo se gli americani accettassero di discutere alla pari con gli europei, cioè mettendo da parte l'eccezionalismo americano e aprendo discussioni trasparenti. La Germania, anche per bocca del neo nominato Juncker, ha chiarito che non può accettare i termini finora imposti dagli americani con il Ttip. Londra e Roma si dichiarano favorevoli perché, come ha dichiarato Matteo Renzi, si tratta "di più di un accordo commerciale, di una scelta strategica che è anche culturale". La Francia pare che abbia salvato solo il settore dell'audiovisivo, ma sostanzialmente non riesce per ora ad opporsi al Ttip. Intanto, la neonata Commissione Juncker si è già spaccata sul Ttip. Infatti, il 22 ottobre scorso, giorno del voto del Parlamento europeo per la Commissione Juncker, 14 ministri del commercio estero degli stati membri hanno inviato una lettera a Juncker chiedendo che "gli ISDS siano mantenuti integralmente nel testo del TTIP". Tra i firmatari figurano il Regno Unito, la Spagna, l'Irlanda, la Danimarca e la Lituania. Non è dato sapere se anche l'Italia abbia firmato la lettera. Per cercare di ridurre le tensioni, Juncker ha annunciato che la responsabilità a trattare gli ISDS è tolta alla Commissaria liberale svedese Malstrom, che ha la competenza per il TTIP, ed è affidata al primo vice presidente della Commissione, il laburista olandese Timmermans. Una mossa che cerca di smontare le accuse già avanzate a Juncker di essere troppo vicino agli interessi tedeschi. Resta il fatto che la grave spaccatura della Ue è tra due blocchi trasversali, che includono parlamentari e governi socialdemocratici, liberali e popolari.  

Finora tutto è avvolto nel segreto e non giungono segnali confortanti dagli Usa. Però gli stati europei possono usare la cultura machiavellica per far pesare il loro 16 per cento di importazioni dall'America e il peso dei grandi istituti bancari largamente sovraesposti nel casinò finanziario a stelle e strisce (Deutsche Bank, HSBC, Santander, eccetera). Se non si riuscisse a trovare un accordo conveniente con gli Usa, gli europei dovrebbero prenderne atto e già avere un piano B. Quest'ultimo non può che essere di aprire un negoziato commerciale e strategico con Russia e Cina. Ma anche in questo caso, più che altro per profondi motivi storico-antropologici e culturali, la strada è molto in salita.