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LETTERA PADOAN/ Lo "schiaffo" all'Ue ci costa 1,1 miliardi

Pubblicazione:martedì 28 ottobre 2014

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

La conseguenza è stata che si è creato un pasticcio politico. Il governo Renzi e Padoan hanno concordato con Juncker quello che appare come uno schiaffo a Barroso. Il governo invoca la trasparenza delle lettere dell’Europa e sarebbe stato meglio che anche le scelte, pur legittime, fatte con la legge di stabilità fossero state attuate con tutti i sacri crismi. La lettera Ue in cui ci sono chiesti i quattro miliardi e mezzo non chiarisce se vada adottato o meno il criterio dell’output gap. La questione resta quindi sospesa, mentre sarebbe stato meglio chiarirla subito.

 

Le scelte del governo nella legge di stabilità sono state improvvisate?

Niente affatto. Che il governo avesse già previsto tutto è evidente dal fatto che ha accantonato 3,4 miliardi di euro per un eventuale intervento. Si è scelto quindi di impostare la questione in modo da accrescerne la drammatizzazione agli occhi dell’elettorato italiano, così da portarsi a casa dei consensi a spese dell’Europa “cattiva” che non capisce. Ora mancano però ancora 1 miliardo e 100 milioni, che saranno reperiti attraverso incrementi di entrate e minori cofinanziamenti europei, cioè con una riduzione della spesa per investimenti. E’ il limite di questa legge di stabilità, ancora troppo concentrata sulle entrate e troppo poco sulle spese correnti.

 

Insomma il limite non è nei confronti dell’Europa, bensì innanzitutto verso l’Italia?

Esattamente. La scelta di incentrare la manovra su imprese e lavoro sconta il fatto che se ne sopravvalutano molto gli effetti proprio per la bassa propensione delle imprese ad assumere a tempo indeterminato. Il governo aveva una serie di provvedimenti già scritti fin da quando è nato ad aprile, per intervenire su parti molto rilevanti di spesa pubblica che non sono identificabili né con licenziamenti né con tagli ai servizi dei cittadini.

 

(Pietro Vernizzi)



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